John Young, padre della trasparenza digitale e fondatore di Cryptome

by Antonello Camilotto

Quando si parla di trasparenza digitale e di libertà d’informazione sul web, un nome spicca tra i pionieri: John Young (1935-2025), architetto newyorkese e attivista, noto soprattutto come fondatore di Cryptome, uno dei primi archivi online dedicati alla diffusione di documenti riservati, tecnici e governativi. La sua figura è spesso descritta come quella di un precursore di ciò che oggi conosciamo come “whistleblowing digitale”.


Le origini di Cryptome


Cryptome nasce nel 1996, in un’epoca in cui internet stava ancora definendo i propri confini. L’obiettivo del sito era chiaro: rendere pubbliche informazioni ritenute di interesse collettivo, spesso celate dietro il velo della segretezza governativa o aziendale. Da manuali su tecniche di sorveglianza a documenti sulle agenzie di intelligence, Cryptome si impose rapidamente come una piattaforma di rottura, in netto contrasto con le logiche di controllo e censura.


Una filosofia radicale di trasparenza


A differenza di altre realtà simili, John Young non ha mai cercato di trarre profitto dal progetto né di costruire un’organizzazione strutturata. La sua era – ed è – una missione personale, guidata da una convinzione semplice ma radicale: la conoscenza appartiene a tutti, senza eccezioni.

Cryptome non operava filtri etici o giornalistici come invece avrebbero fatto in seguito piattaforme come WikiLeaks. Tutto ciò che poteva contribuire a scardinare il potere dell’opacità veniva pubblicato, senza compromessi.


Il rapporto con WikiLeaks e Julian Assange


Con la nascita di WikiLeaks, nel 2006, molti individuarono in Cryptome il suo diretto predecessore. Lo stesso Julian Assange collaborò inizialmente con John Young, che però si distaccò dal progetto criticandone la centralizzazione e l’approccio sempre più mediatico. Young vedeva in WikiLeaks un rischio di personalizzazione eccessiva, laddove Cryptome era rimasto volutamente spoglio, privo di protagonismi e gestito con rigore minimalista.


Critiche e controversie


La radicalità di Young ha spesso generato controversie. Pubblicare documenti sensibili, senza selezione né mediazione, ha attirato accuse di irresponsabilità e persino di mettere in pericolo vite umane. Eppure, la sua visione rimane coerente: la segretezza, secondo lui, è un’arma del potere che serve a sottrarre ai cittadini il diritto di conoscere.


Un’eredità duratura


Oggi, in un’epoca segnata da whistleblower come Edward Snowden e da battaglie globali per la protezione dei dati, la figura di John Young appare quasi profetica. Cryptome continua a esistere, pur restando una nicchia rispetto ai colossi dell’informazione digitale, ma la sua influenza è innegabile. È stato tra i primi a dimostrare che internet poteva diventare un archivio permanente della verità scomoda, capace di sfidare governi e multinazionali.


John Young non è stato un personaggio mediatico, né un leader carismatico, ma piuttosto un uomo che ha fatto della coerenza la propria arma, costruendo un luogo digitale dove la trasparenza assoluta diventa strumento di libertà. Se oggi discutiamo di open data, di whistleblowing e di diritto all’informazione, è anche grazie al seme piantato da Cryptome più di venticinque anni fa.


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Autore: by Antonello Camilotto 14 maggio 2026
Dopo le prime indiscrezioni emerse nella beta Android di fine settembre 2025, la funzione è ora ufficiale: WhatsApp ha annunciato la modalità Incognito per le conversazioni con Meta AI. La novità, disponibile anche nell’app standalone di Meta AI, punta a rafforzare la privacy degli utenti grazie alla tecnologia Private Processing. Le normali chat tra utenti su WhatsApp sono già protette dalla crittografia end-to-end attiva di default. Diverso, invece, il funzionamento delle interazioni con Meta AI: le richieste inviate al modello di intelligenza artificiale vengono elaborate sui server di Meta e possono quindi essere accessibili all’azienda. Con Private Processing, però, il contenuto delle conversazioni resta visibile esclusivamente agli interlocutori coinvolti. La nuova modalità Incognito consente dunque di avviare chat private con il chatbot AI, impedendo a Meta di accedere ai messaggi scambiati. L’azienda evidenzia inoltre che soluzioni simili introdotte da altre piattaforme non garantiscono lo stesso livello di riservatezza, poiché possono comunque tracciare domande e risposte generate dall’assistente virtuale. Secondo quanto spiegato da un dirigente della società, la funzione si basa sul nuovo modello Muse Spark.  All’avvio di una chat in modalità Incognito viene creata una sessione temporanea dedicata. Al momento il supporto riguarda esclusivamente i messaggi di testo, mentre immagini e interazioni vocali saranno introdotte successivamente. Le conversazioni non vengono archiviate e, per impostazione predefinita, i messaggi vengono eliminati automaticamente alla chiusura della chat.
Autore: by Antonello Camilotto 14 maggio 2026
Mentre SpaceX guarda allo spazio per ospitare i data center del futuro, la startup Panthalassa punta nella direzione opposta: gli oceani. Il progetto prevede nodi galleggianti costituiti da una boa in superficie collegata a una struttura sottomarina in acciaio lunga 85 metri. Qui, il movimento delle onde viene sfruttato per generare energia: l’acqua entra nel sistema, aziona una turbina e viene poi rilasciata. L’elettricità prodotta alimenta server dedicati all’intelligenza artificiale, protetti all’interno di un container ermetico. Il raffreddamento, una delle voci più onerose per i data center tradizionali, avviene in modo naturale grazie all’acqua dell’oceano, eliminando la necessità di sistemi energivori. La connessione con la terraferma è affidata a Starlink, evitando così l’installazione e la manutenzione di cavi sottomarini. Un’infrastruttura che promette zero emissioni operative e un modello energetico autosufficiente. Nonostante possa sembrare un’idea radicale, il progetto ha già attirato importanti investimenti: Panthalassa ha raccolto 140 milioni di dollari in un round guidato da Peter Thiel, segnale di un crescente interesse verso soluzioni alternative per sostenere la domanda energetica dell’AI.
Autore: by Antonello Camilotto 14 maggio 2026
L’European Parliamentary Research Service (EPRS), il servizio di ricerca e analisi del Parlamento europeo, ha acceso il dibattito sul ruolo delle VPN nei sistemi di verifica dell’età online. Secondo il rapporto, le reti private virtuali rappresentano una delle principali “scappatoie” utilizzate per aggirare i controlli imposti dalle piattaforme digitali, rendendo di fatto inefficaci le future misure europee pensate per limitare l’accesso dei minori a determinati contenuti. Il tema è tornato centrale dopo che, a fine aprile, la Commissione europea ha invitato gli Stati membri ad adottare entro la fine del 2026 una soluzione comune per la verifica dell’età. Nelle FAQ pubblicate sul portale dedicato, Bruxelles riconosce apertamente che i sistemi possono essere bypassati attraverso l’uso di VPN, strumenti che consentono di mascherare la posizione geografica e l’identità digitale degli utenti. A rafforzare questa linea è stata Henna Virkkunen, vicepresidente della Commissione europea responsabile per le tecnologie digitali, che ha dichiarato come le VPN saranno probabilmente incluse nelle future normative sulla verifica dell’età e dell’identità online. Secondo Virkkunen, questi servizi “non devono consentire di aggirare il sistema”. L’ipotesi che emerge è quella di introdurre limitazioni specifiche, se non veri e propri divieti, almeno per gli utenti minorenni. Uno scenario che richiama quanto già discusso nel Regno Unito, dove da tempo si valuta un maggiore controllo sull’uso delle VPN da parte dei più giovani. La questione, tuttavia, apre un fronte delicato sul piano della privacy e delle libertà digitali. Per rendere efficace un eventuale blocco, potrebbe infatti rendersi necessaria una verifica dell’età persino per scaricare o utilizzare le app VPN. Un paradosso che, secondo diversi osservatori, rischia di trasformarsi in una nuova forma di identificazione obbligatoria online. Le critiche arrivano soprattutto dagli esperti di sicurezza informatica e dalle organizzazioni per i diritti digitali. Le VPN non vengono utilizzate soltanto per aggirare controlli geografici o restrizioni sui contenuti, ma rappresentano strumenti fondamentali per proteggere la privacy e la sicurezza delle comunicazioni. Giornalisti, attivisti, dissidenti politici e utenti che operano in contesti ad alto rischio fanno spesso affidamento su questi servizi per evitare tracciamenti e sorveglianza. C’è poi chi sottolinea un aspetto pratico: molte delle VPN più affidabili sono servizi a pagamento che richiedono carte di credito o metodi di pagamento difficilmente accessibili ai minori. Secondo questa interpretazione, gli utenti che ricorrono alle VPN sarebbero principalmente adulti intenzionati a preservare la propria riservatezza digitale, non semplicemente adolescenti alla ricerca di un modo per superare i controlli sull’età. Il confronto resta aperto e si inserisce nel più ampio dibattito europeo sulla regolamentazione dello spazio digitale. Da una parte la volontà di rafforzare la tutela dei minori online, dall’altra il rischio che le nuove regole possano ridurre gli strumenti disponibili per difendere anonimato, sicurezza e libertà di accesso alla rete.
Autore: by Antonello Camilotto 14 maggio 2026
Le connessioni a Internet possono essere suddivise in diverse tipologie in base alla tecnologia utilizzata per trasmettere i dati. Ognuna di queste offre velocità, stabilità e prestazioni diverse. Ecco una panoramica delle principali differenze tra ADSL, VDSL, EVDSL, FTTC e FTTH: 1. ADSL (Asymmetric Digital Subscriber Line) - Tecnologia: Si basa sulla trasmissione dati tramite doppino telefonico in rame. È asimmetrica perché la velocità di download è molto superiore a quella di upload. - Velocità: Solitamente arriva fino a 20 Mbps in download e 1 Mbps in upload. - Distanza dal nodo: Le prestazioni dipendono fortemente dalla distanza dalla centrale telefonica (maggiore è la distanza, minore è la velocità). - Vantaggi: Accessibile quasi ovunque perché sfrutta le linee telefoniche esistenti. - Svantaggi: Velocità limitata e spesso meno stabile rispetto alle tecnologie più moderne. 2. VDSL (Very-high-bit-rate Digital Subscriber Line) - Tecnologia: È un'evoluzione dell'ADSL, che utilizza ancora il doppino telefonico in rame, ma a frequenze più alte. - Velocità: Può arrivare fino a 100 Mbps in download e 20 Mbps in upload. - Distanza dal nodo: La velocità cala rapidamente con l’aumento della distanza dal cabinet o dalla centrale. - Vantaggi: Maggiore velocità rispetto all'ADSL, soprattutto per chi è vicino alla centrale. - Svantaggi: Come l'ADSL, la distanza influisce molto sulle prestazioni. 3. EVDSL (Enhanced Very-high-bit-rate Digital Subscriber Line) - Tecnologia: Versione avanzata del VDSL (spesso denominata VDSL2), che sfrutta tecniche di modulazione più sofisticate. - Velocità: Può raggiungere velocità fino a 300 Mbps in download e 100 Mbps in upload, ma solo a brevi distanze. - Distanza dal nodo: La distanza influisce significativamente: prestazioni elevate solo se molto vicini al cabinet. - Vantaggi: Altissime velocità possibili su infrastrutture in parte in rame. - Svantaggi: Come per il VDSL, prestazioni drasticamente ridotte con l'aumento della distanza. 4. FTTC (Fiber to the Cabinet) - Tecnologia: La fibra ottica arriva fino all'armadio stradale (cabinet), mentre l'ultimo tratto verso l'utente utilizza il doppino telefonico in rame (tramite VDSL o EVDSL). - Velocità: Può variare tra i 100 Mbps e i 200 Mbps in download e fino a 20-100 Mbps in upload. - Distanza dal nodo: Le prestazioni dipendono dalla distanza dal cabinet (più è vicino, più alte sono le velocità). - Vantaggi: Buona combinazione di velocità e accessibilità, senza la necessità di cablare l'abitazione con la fibra. - Svantaggi: Non offre le prestazioni massime della fibra pura, e la parte in rame può introdurre problemi di velocità e stabilità. 5. FTTH (Fiber to the Home) - Tecnologia: La fibra ottica arriva direttamente all'interno dell'abitazione o dell'edificio dell'utente. - Velocità: Può superare 1 Gbps (1000 Mbps) sia in download che in upload. - Distanza dal nodo: La velocità e la stabilità non sono influenzate dalla distanza, perché l'intera connessione avviene tramite fibra ottica. - Vantaggi: È la soluzione più veloce e stabile, con prestazioni simmetriche (stessa velocità in download e upload). - Svantaggi: Spesso più costosa e disponibile solo in aree urbane o densamente popolate, poiché richiede l'installazione di una nuova infrastruttura. In sintesi: - ADSL è una tecnologia ormai superata, lenta e influenzata dalla distanza dalla centrale. - VDSL ed EVDSL offrono velocità migliori, ma ancora dipendono dal rame. - FTTC è un buon compromesso tra velocità e accessibilità. - FTTH rappresenta il futuro delle connessioni, con velocità altissime e stabilità, ma è meno diffusa. Se hai accesso alla FTTH, è la soluzione migliore per prestazioni, mentre FTTC può essere una buona opzione se la FTTH non è disponibile.
Autore: by Antonello Camilotto 14 maggio 2026
Meta ha iniziato a mostrare ai genitori una panoramica dei principali interessi con cui gli adolescenti interagiscono su Instagram. Basket, moda, makeup, calcio, animali o altri contenuti: la piattaforma renderà visibili le categorie generali che alimentano il flusso algoritmico proposto ai ragazzi. Non saranno condivisi i singoli post visualizzati né gli account seguiti, ma soltanto i temi predominanti con cui gli utenti più giovani entrano in contatto. L’obiettivo, secondo l’azienda, è offrire alle famiglie uno strumento per comprendere meglio dove si concentra l’attenzione dei figli durante l’utilizzo dell’app. La funzione sarà integrata nei Teen Accounts, il sistema di protezioni che Meta ha introdotto negli ultimi mesi in risposta alle pressioni di genitori, autorità di regolamentazione e a una crescente serie di cause legali legate all’impatto dei social sui minori. Oltre alla panoramica sugli interessi, nelle prossime settimane i genitori riceveranno anche notifiche quando il ragazzo aggiungerà un nuovo tema rilevante al proprio algoritmo di raccomandazione. 
Autore: by Antonello Camilotto 13 maggio 2026
Il Garante per la protezione dei dati personali torna a lanciare l’allarme sui deepfake non consensuali realizzati tramite intelligenza artificiale. L’Autorità ha ribadito le criticità già evidenziate a gennaio, richiamando anche il provvedimento di blocco adottato contro Clothoff e chiedendo strumenti più incisivi per contrastare la diffusione di questi contenuti. Le tecnologie basate sull’intelligenza artificiale sono ormai accessibili a un pubblico sempre più ampio e vengono spesso sfruttate anche per attività illecite. Già nell’ottobre 2025 il Garante aveva disposto la limitazione provvisoria del trattamento dei dati degli utenti italiani nei confronti della società sviluppatrice di Clothoff, applicazione capace di creare deepfake di nudo partendo da fotografie di persone vestite. Secondo l’Autorità, il servizio presentava diverse violazioni del GDPR e dell’AI Act europeo. Il Garante ha inoltre sollecitato maggiori poteri di intervento per impedire dall’Italia l’accesso ai servizi che consentono la generazione di deepfake non consensuali. L’obiettivo è intervenire con maggiore rapidità per fermare la diffusione virale dei contenuti e limitare la catena delle condivisioni. Attualmente, gli ordini di blocco vengono emessi principalmente da AGCOM o dall’autorità giudiziaria. Sul fronte europeo, il Parlamento UE punta a vietare i sistemi di intelligenza artificiale in grado di creare o manipolare immagini intime o sessualmente esplicite, comprese le cosiddette app di “nudificazione”. Tuttavia, il negoziato con il Consiglio europeo non ha ancora portato a un accordo definitivo.
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