News dalla Rete

Web Magazine by Antonello Camilotto

Approfondimenti, sicurezza e cultura digitale

Autore: Educazione Digitale 1 luglio 2026
Quante volte hai digitato velocemente l'indirizzo di un sito web? Nella maggior parte dei casi non succede nulla, ma un semplice errore di battitura potrebbe condurti su un sito creato per rubare dati personali. Ogni giorno milioni di persone navigano sul web digitando l'indirizzo di un sito direttamente nella barra del browser. Basta però una semplice distrazione, una lettera sbagliata o un errore di battitura per finire su una pagina completamente diversa da quella desiderata. È proprio su questa disattenzione che si basa il typosquatting, una delle tecniche più diffuse utilizzate dai criminali informatici per ingannare gli utenti. Il termine "typosquatting" deriva dall'unione delle parole inglesi "typo" (errore di battitura) e "squatting" (occupazione abusiva). La pratica consiste nel registrare nomi di dominio molto simili a quelli di siti famosi, modificando una sola lettera, invertendo due caratteri, eliminandone uno oppure utilizzando estensioni differenti. L'obiettivo è intercettare gli utenti che digitano l'indirizzo in modo errato. Ad esempio, chi intende visitare il sito della propria banca, di un social network o di un negozio online potrebbe ritrovarsi su una copia quasi identica all'originale. Questi siti contraffatti possono chiedere di inserire credenziali di accesso, dati personali o informazioni sulle carte di pagamento. In altri casi possono contenere pubblicità ingannevoli oppure installare malware sul dispositivo della vittima. Il typosquatting rappresenta un rischio sia per i cittadini sia per le aziende. Gli utenti possono subire il furto di dati sensibili, perdite economiche o il compromesso dei propri account. Le imprese, invece, rischiano danni alla reputazione, perdita di clienti e utilizzo illecito del proprio marchio da parte di soggetti malintenzionati. Esistono diverse varianti di questa tecnica. Alcuni domini sfruttano lettere visivamente simili, come la "l" minuscola e la "I" maiuscola, oppure sostituiscono caratteri con numeri o simboli che, a prima vista, sembrano identici. Altri utilizzano estensioni differenti, ad esempio ".net" al posto di ".com", oppure aggiungono o eliminano un trattino per rendere il dominio apparentemente autentico. Difendersi dal typosquatting è possibile adottando alcune semplici precauzioni. È consigliabile verificare sempre con attenzione l'indirizzo del sito prima di inserire dati personali, utilizzare i preferiti del browser per accedere ai servizi più importanti ed evitare di cliccare su link ricevuti tramite e-mail o messaggi sospetti. È inoltre fondamentale mantenere aggiornati browser e antivirus, che spesso sono in grado di rilevare siti fraudolenti. Anche le aziende possono adottare misure preventive registrando varianti del proprio nome di dominio, monitorando la presenza di domini simili e intervenendo tempestivamente quando vengono individuati tentativi di abuso. Con l'aumento delle attività svolte online, dalla gestione del conto corrente agli acquisti fino ai servizi della pubblica amministrazione, prestare attenzione ai dettagli è diventato essenziale. Un semplice errore di digitazione può trasformarsi in un grave problema di sicurezza.  Conoscere il fenomeno del typosquatting e sviluppare una maggiore consapevolezza digitale rappresentano strumenti fondamentali per proteggere la propria identità e navigare in rete in modo più sicuro.
Autore: News 1 luglio 2026
Manca ancora più di un anno, ma la direzione è ormai tracciata: da gennaio 2028 tutti i nuovi giochi destinati alle console PlayStation saranno distribuiti esclusivamente in formato digitale. Sony ha ufficializzato una decisione destinata a segnare una svolta per l'intero settore videoludico, mettendo definitivamente da parte il supporto fisico. Una scelta in linea con il mercato L'annuncio non arriva del tutto a sorpresa. Da tempo il mercato mostra una crescente preferenza per il digitale, con download e acquisti online che hanno ormai superato le vendite delle copie fisiche. Sony spiega infatti che la decisione nasce dalla necessità di adeguarsi alle nuove abitudini dei consumatori e all'evoluzione dell'industria dell'intrattenimento. Nel comunicato l'azienda afferma che, a causa del progressivo spostamento della domanda verso i contenuti digitali, interromperà la produzione dei dischi per tutti i nuovi giochi PlayStation a partire da gennaio 2028. Una scelta che riflette l'andamento del mercato, ma che inevitabilmente farà discutere. Molti giocatori, soprattutto gli appassionati legati al collezionismo e al formato fisico, non avranno più la possibilità di scegliere tra disco e download. Solo download per i nuovi giochi Dalla data indicata, tutte le nuove uscite saranno acquistabili esclusivamente tramite PlayStation Store o presso i rivenditori autorizzati in formato digitale. In alcuni casi questa tendenza è già evidente: alcuni titoli in preordine vengono venduti in confezioni che contengono soltanto un codice per il download, senza alcun disco. Sony precisa comunque che il cambiamento non interesserà i giochi già pubblicati né quelli che arriveranno sul mercato prima di gennaio 2028 anche in versione fisica. Un indizio sul futuro di PS6? L'annuncio alimenta inevitabilmente le speculazioni sulla prossima generazione di console. Se i giochi non saranno più distribuiti su disco, diventa sempre più plausibile che PlayStation 6 possa essere proposta senza lettore ottico, seguendo una strada già intrapresa con PlayStation 5 Pro, disponibile anche senza unità disco integrata.  Resta da vedere se anche Microsoft deciderà di seguire la stessa strategia con la futura Xbox. Il nodo dello spazio di archiviazione La transizione al digitale, tuttavia, porta con sé anche nuove sfide. Con giochi sempre più pesanti sarà necessario disporre di SSD con capacità sempre maggiori, proprio mentre il settore tecnologico deve fare i conti con le difficoltà legate alla produzione e ai costi delle memorie. Un fattore che potrebbe incidere sul prezzo complessivo dell'esperienza di gioco e rendere l'hardware sempre più costoso per gli utenti.
Autore: News 30 giugno 2026
Per la prima volta dal 2017, la Cina torna in vetta alla classifica mondiale dei supercomputer. Il sistema LineShine, installato presso il National Supercomputing Center di Shenzhen, ha conquistato il primo posto nella graduatoria TOP500, superando l'americano El Capitan, finora leader del settore. Secondo i dati del progetto TOP500, LineShine raggiunge una potenza di 2,198 exaflop, pari a oltre due quintilioni di calcoli al secondo. Insieme a El Capitan e ad altri tre sistemi statunitensi, è uno dei soli cinque supercomputer exascale al mondo con prestazioni verificate pubblicamente. Una delle caratteristiche distintive del supercomputer cinese è l'utilizzo esclusivo di processori tradizionali (CPU), senza ricorrere alle GPU normalmente impiegate nelle applicazioni di intelligenza artificiale. Il sistema richiede circa 42,2 megawatt di energia per funzionare. I supercomputer svolgono un ruolo cruciale nella ricerca scientifica, consentendo di affrontare problemi complessi come la scoperta di nuovi farmaci, le previsioni climatiche e la simulazione di fenomeni cosmici. Sono inoltre fondamentali per lo sviluppo e l'addestramento dei modelli di intelligenza artificiale. L'Europa mantiene una presenza significativa nella top 10 con quattro sistemi, anche se il tedesco Jupiter è sceso al quinto posto. Tra i Paesi rappresentati nelle prime venti posizioni figurano anche Italia, Svizzera, Spagna, Finlandia, Paesi Bassi e Regno Unito. Sul fronte politico, il premier cinese Li Qiang ha difeso i progressi tecnologici del Paese durante il World Economic Forum di Dalian, sostenendo che l'ascesa dell'industria high-tech cinese debba essere considerata un'opportunità globale e non una minaccia. Li ha inoltre respinto le critiche occidentali sui sussidi statali, affermando che l'innovazione cinese può favorire una più ampia diffusione delle tecnologie avanzate e benefici condivisi a livello internazionale. Nel frattempo, l'Unione europea punta a rafforzare la propria competitività con un piano da 20 miliardi di euro destinato allo sviluppo di infrastrutture di supercalcolo e gigafactory per l'intelligenza artificiale. 
Autore: News 25 giugno 2026
Addio al numero di telefono su WhatsApp: l’app di messaggistica più diffusa al mondo si prepara a introdurre i nomi utente, una svolta attesa da anni che potrebbe cambiare il modo in cui le persone si contattano. Da oggi alcuni utenti possono già riservare il proprio username, scegliendo un identificativo univoco che sostituirà progressivamente la necessità di condividere il numero di telefono per avviare una chat. La funzione, secondo il piano di rilascio, diventerà operativa entro la fine dell’anno e sarà distribuita in modo graduale. Con questo aggiornamento, gli utenti potranno essere cercati e aggiunti tramite nome utente, rendendo più semplice la gestione della privacy e riducendo la diffusione del numero personale. Un cambiamento che avvicina Meta agli standard già adottati da altre piattaforme social. La fase di riserva degli username serve a evitare duplicazioni e a garantire una transizione ordinata: chi si muove per primo potrà assicurarsi il proprio nome preferito, mentre gli altri dovranno scegliere alternative disponibili. Resta il nodo dell’impatto sull’uso quotidiano: per anni il numero di telefono è stato il cuore dell’identità su WhatsApp. Con i nomi utente, l’app entra in una nuova fase, più simile a un social network, dove l’identità digitale diventa più flessibile e meno legata ai dati personali. 
Autore: News 24 giugno 2026
L’app IO taglia un nuovo traguardo: a pochi giorni dal raggiungimento dei 10 milioni di patenti digitali caricate, la piattaforma della Pubblica Amministrazione supera quota 20 milioni di documenti inseriti nella sezione Portafoglio. Un risultato che conferma la crescente diffusione di IT-Wallet e che potrebbe accelerare ulteriormente nei prossimi anni grazie all’arrivo di nuovi documenti digitali. Entro il 2027, infatti, il portafoglio digitale dovrebbe arricchirsi con ulteriori certificazioni e attestazioni, tra cui ISEE, titoli di studio, certificati di residenza e tessere elettorali, ampliando in modo significativo le funzionalità dell’app. A poco più di un anno e mezzo dal debutto pubblico di IT-Wallet, la funzione è stata attivata quasi 12 milioni di volte, per la precisione 11,7 milioni. Dopo le iniziali perplessità che avevano accompagnato il lancio del servizio, l’adozione è cresciuta costantemente. Sempre più cittadini scelgono di conservare i propri documenti in formato digitale sullo smartphone, con la possibilità di consultarli anche senza connessione internet. I documenti presenti nell’app hanno pieno valore legale e possono essere esibiti alle forze dell’ordine durante i controlli oppure utilizzati negli uffici della Pubblica Amministrazione per lo svolgimento di pratiche e procedure. Attualmente i documenti supportati sono tre. Oltre alla patente di guida, che rappresenta il documento più utilizzato, figurano la tessera sanitaria, con circa 9,7 milioni di caricamenti, e la Carta europea della disabilità, presente in circa 200 mila portafogli digitali. Tra le novità più attese c’è anche la possibile integrazione della carta d’identità elettronica. Secondo quanto dichiarato dal sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti, il documento potrebbe essere reso disponibile nell’app entro la conclusione dell’attuale legislatura, indicativamente nel corso del prossimo anno. Nel frattempo, il Governo ha deciso di prorogare la validità delle carte d’identità cartacee fino alla loro naturale scadenza. La misura, adottata anche per evitare un massiccio afflusso agli sportelli per il rilascio della Carta d’Identità Elettronica (CIE), modifica il precedente orientamento che prevedeva la cessazione della validità di tutti i documenti cartacei a partire dal 3 agosto 2026, indipendentemente dalla data di scadenza indicata. Una scelta che potrebbe lasciare qualche perplessità tra coloro che avevano già provveduto a sostituire il vecchio documento con la versione elettronica. 
Autore: News 23 giugno 2026
Una nuova campagna fraudolenta sta colpendo gli utenti di WhatsApp, sfruttando prenotazioni alberghiere reali per sottrarre dati sensibili e informazioni bancarie. Le vittime ricevono messaggi apparentemente inviati dagli hotel presso cui hanno effettuato una prenotazione e vengono invitate a confermare i dati della propria carta di credito attraverso una procedura di verifica. Gli esperti raccomandano di controllare sempre eventuali richieste direttamente sul sito ufficiale della struttura o sulle piattaforme di prenotazione utilizzate. Come opera la truffa Secondo le analisi condotte da Bitdefender, la campagna è attiva dallo scorso marzo e ha già coinvolto utenti in oltre dieci Paesi, tra cui Regno Unito, Germania, Francia, Polonia, Romania, Paesi Bassi, Canada, Singapore, Portogallo e Colombia. I messaggi vengono diffusi in almeno sei lingue diverse: inglese, tedesco, francese, spagnolo, polacco e rumeno. La particolarità di questa truffa risiede nel fatto che non si basa su comunicazioni generiche, come avviene nella maggior parte dei casi di phishing. I messaggi ricevuti tramite WhatsApp contengono infatti dettagli autentici relativi alla prenotazione, tra cui nome del cliente, indirizzo email, numero di telefono, date di soggiorno, nome dell’hotel e codice identificativo della prenotazione. Secondo gli esperti, queste informazioni sarebbero state ottenute in seguito a violazioni informatiche dei sistemi alberghieri. In alcuni casi, i cybercriminali avrebbero compromesso gli account di strutture ricettive attraverso false comunicazioni riconducibili a Booking.com, inducendo il personale degli hotel a cliccare su link malevoli e a consegnare involontariamente le proprie credenziali di accesso. Una volta entrati in possesso dei dati, i truffatori contattano i clienti sostenendo che la prenotazione necessita di una verifica della carta di credito entro 24 ore, pena la cancellazione della prenotazione stessa. Nel messaggio viene precisato che non sarà effettuato alcun addebito, ma soltanto una temporanea autorizzazione. Il link contenuto nella comunicazione conduce a un sito web che riproduce fedelmente l’aspetto grafico di portali legittimi. Qui agli utenti viene richiesto di inserire numero della carta, data di scadenza, codice CVV e nome dell’intestatario. Le informazioni raccolte finiscono direttamente nelle mani dei criminali informatici, che possono utilizzarle per effettuare transazioni fraudolente o rivenderle nel dark web.  Come difendersi Gli esperti ricordano che nessun hotel richiede la verifica di una prenotazione tramite WhatsApp. Qualsiasi controllo relativo ai pagamenti deve essere effettuato esclusivamente attraverso il sito ufficiale della struttura o tramite piattaforme affidabili come Booking.com, Expedia e servizi analoghi. In caso di messaggi sospetti, è consigliabile non cliccare sui link, bloccare il numero del mittente e segnalare la conversazione sia a WhatsApp sia alle autorità competenti.
Autore: News 22 giugno 2026
La Commissione europea ha annunciato la propria adesione a “W”, una nuova piattaforma social interamente europea che si propone come alternativa ai grandi network internazionali, puntando su identità verificate, tutela della privacy e trasparenza. Presentata per la prima volta durante il World Economic Forum di gennaio, la piattaforma nasce con l’obiettivo di creare uno spazio digitale fondato su utenti reali e verificati, libertà di espressione e protezione dei dati personali. Con sede in Svezia, W è stata sviluppata da un gruppo di imprenditori attivi nei settori dei media, della tecnologia e dell’intelligenza artificiale. La versione beta del servizio è stata lanciata questa settimana: per accedere e pubblicare contenuti, gli utenti devono prima richiedere la verifica al team della piattaforma. Tra i profili già presenti figurano alcune delle principali figure istituzionali europee, tra cui la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. Uno degli elementi distintivi del progetto riguarda il sistema di identificazione degli utenti. Prima di ottenere l’accesso, infatti, è necessario verificare la propria identità utilizzando il nome reale oppure attraverso W Identity, un’app dedicata che consente la verifica anonima mediante la scansione del passaporto o della carta d’identità direttamente sul dispositivo dell’utente. La CEO di W, Anna Zeiter, ha spiegato che la piattaforma intende ospitare tutti i dati su server europei gestiti da aziende del continente e limitare la partecipazione degli investitori a soggetti con sede in Europa. In quest’ottica, la società prevede di affidarsi a Proton, provider svizzero specializzato in servizi di posta elettronica crittografata, e a UpCloud, azienda finlandese attiva nel cloud computing, garantendo il pieno rispetto delle normative europee sulla privacy. Il debutto di W si inserisce nel più ampio percorso europeo verso una maggiore sovranità tecnologica e nell’ambito dell’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza da piattaforme e servizi digitali dominati dalle Big Tech statunitensi. Negli ultimi anni diversi Paesi europei, tra cui Francia, Germania e Paesi Bassi, hanno manifestato preoccupazioni riguardo ai possibili rischi per la sicurezza nazionale e la protezione dei dati derivanti dall’eccessiva dipendenza da grandi aziende tecnologiche straniere. Nascono le alternative europee ai colossi del web W non è l’unica iniziativa del settore. Negli ultimi mesi sono infatti emerse diverse piattaforme social alternative con base in Europa, tra cui Bulle, Eurosky, Monnet ed eYou. Alcune di queste realtà hanno recentemente sottoscritto una dichiarazione comune con l’obiettivo di costruire un vero e proprio “social stack” europeo, definito come un’infrastruttura digitale più diversificata e resiliente, capace di ridurre la dipendenza dalle grandi piattaforme globali e dai loro modelli di governance. Nonostante le ambizioni del progetto, gli esperti invitano alla cautela. Le piattaforme alternative, infatti, si trovano spesso ad affrontare la sfida di attrarre e mantenere una base utenti ampia e attiva. La concorrenza con i social network consolidati resta complessa, soprattutto perché questi ultimi sono progettati per massimizzare il coinvolgimento e il tempo trascorso dagli utenti online, offrendo servizi ormai profondamente radicati nelle abitudini digitali di milioni di persone.
Autore: News 20 giugno 2026
La Consob (Commissione nazionale per le società e la Borsa) ha pubblicato il nuovo Quaderno FinTech intitolato “La comunicazione finanziaria tramite il canale digitale”, un documento che analizza i rischi ai quali sono esposti gli investitori retail nell’attuale ecosistema informativo online. Lo studio individua quattro categorie di operatori digitali che, in alcuni casi, possono sfruttare le vulnerabilità comportamentali degli utenti o addirittura essere coinvolti in attività fraudolente. L’Autorità sottolinea come la diffusione di contenuti finanziari attraverso social network, piattaforme video e community online sia cresciuta in modo significativo negli ultimi anni. Accanto agli intermediari tradizionali sono emersi nuovi soggetti che spesso agiscono al di fuori dei consueti schemi regolamentari, influenzando in maniera rilevante le decisioni di investimento. Tra questi figurano i finfluencer, ovvero creator che condividono contenuti, opinioni e suggerimenti in materia finanziaria tramite i social media. Molti di loro non possiedono qualifiche professionali specifiche e, in alcuni casi, potrebbero non dichiarare eventuali conflitti di interesse legati a compensi, sponsorizzazioni o vantaggi economici personali. La Consob richiama l’attenzione anche sulle financial web communities, gruppi di utenti che si confrontano e condividono analisi, strategie e idee di investimento su piattaforme come Reddit, Telegram e WhatsApp. Un’altra categoria è rappresentata da neobroker e piattaforme di trading, operatori tecnologici che offrono servizi di investimento e che trasformano le proprie piattaforme in veri e propri strumenti di comunicazione e coinvolgimento degli utenti. Completano il quadro le Academy, realtà che propongono corsi e percorsi di formazione finanziaria, spesso presentati come gratuiti. Secondo la Consob, alcune di queste iniziative non svolgono una reale attività didattica, ma vengono utilizzate come strumento per attrarre nuovi utenti promettendo guadagni facili o incentivando il passaggio dal trading simulato a quello reale tramite le cosiddette Prop Firm, che consentono di operare in ambienti di prova a fronte del pagamento di una quota di accesso.  Per aumentare l’attrattiva delle proprie proposte, questi soggetti ricorrono spesso a tecniche tipiche dell’intrattenimento digitale, come la gamification. Inoltre, stanno diventando sempre più frequenti l’utilizzo di celebrity virtuali create con l’intelligenza artificiale e la diffusione di deepfake che riproducono l’immagine di personaggi noti con l’obiettivo di ingannare gli investitori e indurli a compiere operazioni finanziarie.
Autore: News 20 giugno 2026
L’Estonia si prepara a diventare il primo Paese al mondo a dotare gli agenti di intelligenza artificiale di una vera e propria identità digitale. Il governo di Tallinn ha annunciato l’introduzione degli “AI ID codes”, codici che consentiranno agli agenti di operare per conto di cittadini, imprese e organizzazioni entro limiti e autorizzazioni prestabiliti. Gli agenti di IA sono sistemi capaci di raccogliere informazioni, prendere decisioni e svolgere autonomamente attività specifiche per raggiungere determinati obiettivi. Le principali aziende del settore, tra cui OpenAI, Anthropic, Google e Microsoft, hanno già integrato questa tecnologia nei propri chatbot e assistenti digitali. Secondo il governo estone, il nuovo sistema servirà a garantire trasparenza e responsabilità nell’utilizzo degli agenti artificiali. «In futuro, l’IA svolgerà sempre più compiti digitali per nostro conto, compilando report, preparando dichiarazioni o interagendo con i sistemi informatici», ha dichiarato il primo ministro Kristen Michal. «Per questo deve essere chiaro chi agisce per conto di chi, con quali diritti e chi è, in ultima istanza, responsabile». L’iniziativa punta inoltre a evitare che cittadini e organizzazioni siano costretti a concedere agli assistenti basati sull’intelligenza artificiale un accesso indiscriminato ai propri dati, servizi e autorizzazioni digitali. L’ufficio del primo ministro ha sottolineato la necessità di creare un quadro di regole che permetta agli agenti di operare in modo sicuro e controllato. L’annuncio arriva mentre cresce il dibattito sulla governance dell’intelligenza artificiale. Recenti studi hanno evidenziato come gli attuali sistemi di identificazione digitale, compresa l’autenticazione a più fattori utilizzata per accedere a servizi bancari e piattaforme online, non siano stati progettati per gestire agenti capaci di agire, prendere decisioni ed effettuare transazioni alla velocità delle macchine. L’Estonia è considerata uno dei Paesi più avanzati al mondo sul fronte della digitalizzazione. Secondo la classifica OCSE del 2026, si colloca al quinto posto tra gli Stati più evoluti digitalmente, al pari di Norvegia, Irlanda e Danimarca. Negli ultimi anni il Paese baltico ha costruito una solida infrastruttura di governo digitale basata sul sistema di identità elettronica statale (e-ID), che consente ai cittadini di accedere online a numerosi servizi pubblici. A questo si aggiunge il programma e-Residency, grazie al quale anche cittadini stranieri possono gestire imprese digitali utilizzando la stessa identità digitale mobile messa a disposizione dei residenti estoni. 
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