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Francia, stop al divieto dei social per gli under 15: la legge è stata bocciata

La Francia dovrà rivedere il progetto che avrebbe vietato l'accesso ai social network ai minori di 15 anni. Il Consiglio costituzionale ha infatti bocciato il provvedimento approvato definitivamente dal Parlamento il 21 luglio, impedendone l'entrata in vigore prevista per il prossimo settembre.


La legge rappresentava una delle principali iniziative sostenute dal presidente Emmanuel Macron per rafforzare la protezione dei bambini e degli adolescenti nell'ambiente digitale. Il testo prevedeva il divieto di apertura di nuovi account per gli under 15 e imponeva alle piattaforme l'adozione di sistemi di verifica dell'età. Per gli account già esistenti era prevista la chiusura entro quattro mesi.


Il progetto francese si inseriva in un dibattito internazionale sempre più acceso sull'accesso dei minori ai social. L'Australia aveva già introdotto un limite più severo, vietando l'accesso alle principali piattaforme agli under 16, mentre diversi altri Paesi stanno valutando misure analoghe.


Il problema, secondo il Consiglio costituzionale, non riguarda però l'obiettivo di proteggere i minori, ma le modalità con cui la legge avrebbe perseguito tale obiettivo. La norma è stata ritenuta eccessivamente restrittiva nei confronti della libertà di espressione e comunicazione e priva di garanzie sufficienti per tutelare la privacy.


Particolare attenzione è stata riservata alla verifica dell'età. La legge avrebbe richiesto di accertare l'età degli utenti, ma senza definire in modo sufficientemente chiaro condizioni e limiti di questo procedimento. Secondo i giudici, un sistema di questo tipo avrebbe potuto creare rischi per la riservatezza anche degli adulti.


La bocciatura non sembra però destinata a chiudere la questione. Macron ha incaricato il primo ministro Sébastien Lecornu di elaborare una nuova versione della normativa, compatibile con i principi costituzionali e con il diritto europeo, con l'obiettivo di arrivare a una nuova legge entro la primavera del 2027.


Il caso francese mette così in evidenza una questione destinata a diventare sempre più centrale: come proteggere i minori dai rischi dell'ambiente digitale senza trasformare la tutela in una limitazione sproporzionata dei diritti fondamentali. Il confronto non riguarda più soltanto l'età minima per accedere ai social, ma anche il modo in cui piattaforme, governi e autorità possono conciliare sicurezza, privacy e libertà nell'ecosistema digitale.



© 𝗯𝘆 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗖𝗮𝗺𝗶𝗹𝗼𝘁𝘁𝗼

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Autore: News 15 agosto 2026
X ha deciso di mostrare più chiaramente cosa accade ai contenuti pubblicati sulla piattaforma. L’azienda ha infatti aggiornato il repository pubblico su GitHub nel quale vengono condivise alcune componenti del sistema che determina quali post vengono mostrati agli utenti nella sezione “Per te”. L’iniziativa rappresenta un ulteriore passo verso la trasparenza dell’algoritmo, un tema diventato particolarmente importante anche sul piano normativo. Nel 2025 la Commissione europea aveva avviato un’indagine nell’ambito del Digital Services Act per verificare se il funzionamento dei sistemi di raccomandazione di X potesse favorire artificialmente la visibilità di determinati contenuti. Con il nuovo aggiornamento, X ha pubblicato ulteriori elementi relativi al meccanismo che seleziona, ordina e filtra i post destinati alla timeline personalizzata. Tra i materiali disponibili figurano la configurazione del modello, i filtri applicati ai contenuti e il principale sistema di classificazione. L’obiettivo è consentire agli sviluppatori e agli osservatori esterni di comprendere meglio quali processi influenzano la distribuzione dei contenuti. X ha inoltre introdotto “Under the Hood”, uno strumento ancora in fase di test e disponibile soltanto a un numero limitato di utenti. Il sistema mostra statistiche aggregate sull’applicazione di determinate etichette ai post e agli account. Per accedere alle statistiche è necessario aver pubblicato almeno dieci post nell’ultimo mese. I dati vengono forniti in formato JSON e possono quindi risultare difficili da interpretare per chi non possiede competenze tecniche. Possono tuttavia essere analizzati anche attraverso strumenti di intelligenza artificiale. Le etichette riguardano principalmente categorie come spam, contenuti per adulti, violenza, impersonificazione e collegamenti verso siti potenzialmente dannosi. Non risultano invece presenti specifiche etichette dedicate ai contenuti politici. Un altro elemento interessante riguarda la possibilità per gli sviluppatori esterni di proporre modifiche al codice attraverso le cosiddette pull request. Le proposte saranno successivamente valutate dagli ingegneri di X. La pubblicazione del codice non significa quindi che l’intero funzionamento dell’algoritmo sia diventato completamente pubblico, ma offre nuovi strumenti per analizzare una parte dei meccanismi che determinano la visibilità dei contenuti. 
Autore: News 14 agosto 2026
WhatsApp si prepara a introdurre una nuova protezione contro le truffe basata sull’intelligenza artificiale. La funzione, chiamata Scam Alert, è ancora in fase di sviluppo e test nella versione beta dell’app, ma punta a rendere più semplice l’individuazione dei messaggi potenzialmente fraudolenti provenienti da contatti sconosciuti. La caratteristica più interessante riguarda il modo in cui viene utilizzata l’IA. Il modello viene installato direttamente sul dispositivo dell’utente e analizza localmente i contenuti, senza dover trasferire le conversazioni ai server di Meta. Secondo le informazioni diffuse dall’azienda, l’elaborazione è progettata per avere un impatto contenuto sulle prestazioni dello smartphone e sull’autonomia della batteria. Quando Scam Alert individua elementi riconducibili a un possibile tentativo di frode, WhatsApp mostra un avviso all’interno della chat. La segnalazione è visibile soltanto al destinatario e gli permette di scegliere se bloccare il contatto, segnalarlo oppure proseguire la conversazione. In caso di falso positivo, l’utente può indicare la chat come attendibile, facendo scomparire l’avviso e impedendo ulteriori segnalazioni per quella conversazione. La funzione prevede inoltre la possibilità, su scelta dell’utente, di condividere gli ultimi cinque messaggi ricevuti per contribuire al miglioramento del sistema. Meta sottolinea anche l’attenzione alla privacy e il mantenimento della crittografia end-to-end. Scam Alert rappresenta quindi un ulteriore tentativo di contrastare le frodi sfruttando l’IA direttamente sul dispositivo, combinando capacità di analisi automatizzata e maggiore tutela dei contenuti delle conversazioni. La disponibilità per tutti gli utenti non è ancora stata annunciata. 
Autore: News 13 agosto 2026
La cybersicurezza non dipende soltanto dalla potenza tecnologica di un Paese. A fare la differenza possono essere anche la qualità delle leggi, l'organizzazione delle strutture pubbliche, la capacità di prevenire gli incidenti e la rapidità con cui le autorità riescono a reagire a un attacco. È quanto emerge dall'ultima fotografia elaborata dall'e-Governance Academy (eGA) estone attraverso il National Cyber Security Index (NCSI), che prende in esame 155 Paesi e territori. Il risultato più sorprendente riguarda l'Albania, che raggiunge il primo posto con un punteggio di 98,33 punti su 100. Al secondo posto si colloca la Repubblica Ceca. La graduatoria non misura semplicemente la quantità di tecnologia disponibile o il livello di digitalizzazione di una nazione, ma valuta soprattutto la capacità concreta dello Stato di organizzare e gestire la propria sicurezza informatica. Il NCSI utilizza 49 indicatori, distribuiti in 12 differenti capacità e raggruppati in tre aree: cybersicurezza strategica, prevenzione e risposta. Vengono quindi considerati elementi come la legislazione nazionale, l'esistenza di organismi specializzati, le strutture dedicate alla sicurezza informatica, i piani per affrontare le emergenze e la cooperazione internazionale. La posizione dell'Albania è particolarmente significativa perché arriva dopo anni nei quali il Paese ha dovuto rafforzare rapidamente le proprie difese digitali. Un grave attacco informatico del 2022 ha rappresentato un punto di svolta, spingendo Tirana verso una riorganizzazione delle strutture e del quadro normativo dedicati alla cybersecurity. L'autorità nazionale albanese per la sicurezza informatica indica oggi il Paese al vertice del NCSI 2026. La classifica mostra inoltre quanto sia riduttivo associare automaticamente la sicurezza informatica alla dimensione economica o tecnologica di uno Stato. La Germania occupa infatti il 13° posto, gli Stati Uniti il 31° e il Regno Unito il 42°. Alle loro spalle figurano anche Paesi come Moldavia, Giordania e Macedonia del Nord. In coda alla graduatoria si trovano invece Micronesia, Palau e Timor Est. È importante, tuttavia, non confondere classifiche differenti. Il NCSI dell'e-Governance Academy non coincide con il Global Cybersecurity Index dell'International Telecommunication Union. Quest'ultimo utilizza una metodologia diversa e, secondo i dati riportati da eGA, vede la Finlandia ai vertici di una graduatoria distinta. Il caso albanese dimostra quindi un principio sempre più importante: la resilienza digitale di un Paese non si costruisce soltanto acquistando tecnologie avanzate. Servono norme adeguate, istituzioni specializzate, personale qualificato, procedure di emergenza e collaborazione tra settore pubblico e privato. In uno scenario internazionale caratterizzato da attacchi sempre più frequenti contro infrastrutture energetiche, telecomunicazioni, sanità, trasporti e sistemi finanziari, queste capacità possono diventare decisive per la sicurezza nazionale. 
Autore: Educazione Digitale 12 agosto 2026
Il rallentamento del Wi-Fi non dipende sempre dalla velocità della linea Internet. Interferenze, distanza dal router, troppi dispositivi collegati e apparecchiature obsolete possono influire sulle prestazioni della rete domestica. Quando il Wi-Fi rallenta, la prima reazione è spesso quella di attribuire il problema al proprio operatore Internet. In realtà, una connessione apparentemente lenta può avere origine all'interno della stessa abitazione. Il segnale wireless deve infatti attraversare ambienti, ostacoli e dispositivi elettronici, mentre il router deve gestire contemporaneamente le richieste di numerosi apparecchi. Una delle prime operazioni da provare è il riavvio del modem o router. Come un piccolo computer, anche questo dispositivo può accumulare errori o trovarsi in una situazione di funzionamento non ottimale. Spegnerlo, scollegarlo dall'alimentazione per circa un minuto e riaccenderlo può risolvere alcuni problemi temporanei. Un'altra possibile causa è la congestione della rete locale. Smart TV, smartphone, computer, console e altri dispositivi possono utilizzare contemporaneamente la connessione per streaming, download, aggiornamenti e videochiamate. Quando il traffico aumenta, le prestazioni percepite possono diminuire. Nei router che lo supportano, la funzione QoS (Quality of Service) consente di assegnare una maggiore priorità alle attività più importanti. Anche la posizione del router ha un ruolo determinante. Muri spessi, cemento armato, mobili e altri ostacoli possono attenuare il segnale radio. Per questo è preferibile collocare il dispositivo in una posizione relativamente centrale e rialzata, evitando di nasconderlo dentro mobili o in prossimità di ostacoli. Occorre inoltre considerare le diverse bande Wi-Fi. La frequenza a 2,4 GHz offre generalmente una maggiore copertura e riesce a superare meglio gli ostacoli, ma è più esposta alle interferenze e offre prestazioni inferiori rispetto ai 5 GHz. Quest'ultima banda permette normalmente velocità più elevate e può essere particolarmente indicata per streaming e gaming, ma la sua portata è più limitata. La scelta della banda, quindi, dovrebbe dipendere dalla distanza dal router e dal tipo di utilizzo. In ambienti con molte abitazioni vicine, anche la presenza di numerose reti wireless può creare interferenze. La modifica del canale utilizzato dal router può contribuire a ridurre le sovrapposizioni e rendere la connessione più stabile. Non bisogna infine trascurare la parte fisica e i dispositivi collegati. Cavi Ethernet danneggiati o collegati male possono provocare problemi, così come computer, smartphone o tablet dotati di hardware datato o driver di rete non aggiornati. In alcuni casi, inoltre, un dispositivo può sembrare lento a causa di applicazioni in esecuzione o di altri problemi locali, anche quando la rete funziona correttamente.  Il punto fondamentale è quindi distinguere un problema della linea Internet da un problema della rete domestica. Controllare router, posizione, interferenze, banda utilizzata, numero di dispositivi e condizioni dell'hardware permette spesso di individuare il vero collo di bottiglia senza interventi complessi.
Autore: News 12 agosto 2026
Spotify si prepara a introdurre un nuovo sistema per rendere più riconoscibili gli artisti la cui identità è stata interamente generata dall’intelligenza artificiale. Il badge “AI Persona”, previsto a partire da metà settembre, comparirà sui profili interessati e consentirà agli utenti di distinguere più facilmente un artista virtuale da un musicista o da una band reale. L’etichetta riguarderà l’identità dell’artista e non semplicemente l’utilizzo dell’IA nella produzione musicale. Un musicista umano che impiega strumenti di intelligenza artificiale per comporre o produrre un brano non sarà quindi automaticamente classificato come AI Persona. Spotify dispone infatti di strumenti separati, come gli AI Credits, per indicare l’eventuale impiego dell’IA nella realizzazione della musica. Gli artisti potranno dichiarare volontariamente di rappresentare un’identità artificiale attraverso Spotify for Artists. La piattaforma potrà inoltre individuare autonomamente i profili sospetti, contrassegnandoli come “Likely AI Persona”. Gli interessati potranno confermare la classificazione oppure contestarla. Spotify limiterà inoltre la presenza delle AI Persona nelle raccomandazioni automatiche e nelle playlist editoriali, salvo quando l’utente dimostri volontariamente interesse per questi artisti. La decisione arriva mentre la musica generata dall’IA cresce rapidamente e aumenta il rischio di contenuti prodotti in massa o utilizzati per ottenere ascolti artificiali. Il nuovo badge rappresenta quindi un tentativo di aumentare la trasparenza e aiutare gli utenti a comprendere meglio chi, o cosa, si trova realmente dietro un profilo musicale. 
Autore: News 12 agosto 2026
La lotta alla pirateria online potrebbe entrare in una nuova fase a livello europeo. Uno studio commissionato dal Parlamento europeo e presentato alla Commissione Affari giuridici (JURI) evidenzia infatti i limiti dell’attuale approccio dell’Unione e suggerisce di introdurre un quadro normativo vincolante per contrastare con maggiore rapidità la diffusione illegale di eventi sportivi e altri contenuti trasmessi in diretta. Il tema centrale è la velocità. Nel caso degli eventi live, infatti, il valore economico dei contenuti è strettamente legato alla loro trasmissione in tempo reale: un intervento effettuato a distanza di ore o giorni può risultare sostanzialmente inutile. Secondo lo studio, la raccomandazione adottata dalla Commissione europea non ha prodotto risultati sufficienti e le risposte dei singoli Stati rimangono troppo frammentate. Tra le possibili soluzioni viene indicato un sistema basato su ordini di blocco dinamici, in grado di intervenire anche mentre una trasmissione è in corso. L'obiettivo sarebbe coinvolgere non soltanto i tradizionali provider Internet, ma anche altri intermediari tecnici, come fornitori DNS, CDN e, in determinate circostanze, VPN. In questo scenario l'esperienza italiana assume particolare rilevanza. Piracy Shield, operativo dal febbraio 2024 e coordinato da AGCOM, consente ai titolari dei diritti di segnalare domini e indirizzi IP associati alla diffusione illegale di contenuti. Gli operatori interessati devono procedere al blocco entro un massimo di 30 minuti dalla segnalazione prevista dal sistema. L'eventuale estensione del modello italiano a livello europeo non sarebbe però priva di criticità. Lo stesso studio riconosce i possibili effetti collaterali dei blocchi basati su IP e DNS: un singolo indirizzo può infatti ospitare più servizi e siti perfettamente legittimi, con il rischio che un provvedimento destinato a fermare un contenuto pirata finisca per rendere irraggiungibili anche risorse lecite. Il dibattito europeo dovrà quindi trovare un equilibrio tra due esigenze contrapposte: rendere realmente efficace il contrasto alla pirateria delle trasmissioni live e garantire al tempo stesso adeguate tutele per operatori, servizi legittimi e utenti. La proposta contenuta nello studio non significa dunque che l'Unione europea abbia già deciso di adottare Piracy Shield in tutti gli Stati membri. Si tratta piuttosto di una raccomandazione contenuta in un'analisi commissionata dal Parlamento, che potrebbe contribuire al futuro confronto legislativo sulla pirateria digitale. Se un intervento europeo dovesse concretizzarsi, il modello italiano potrebbe quindi diventare un punto di riferimento per una disciplina comune, trasformando un sistema oggi circoscritto a un singolo Paese in un possibile standard europeo per il contrasto allo streaming illegale in tempo reale. 
Autore: News 11 agosto 2026
Per alcuni utenti cinesi, l’intelligenza artificiale non era più soltanto uno strumento per ottenere informazioni o svolgere attività quotidiane. Era diventata una presenza costante, capace di ascoltare, conversare, offrire compagnia e, in alcuni casi, assumere il ruolo di un vero e proprio partner virtuale. Ora questa forma di relazione digitale sta entrando in una nuova fase, dopo l’introduzione in Cina di norme più restrittive sull’utilizzo dei sistemi di IA. Sono in vigore nuove disposizioni che impongono alle piattaforme di evitare contenuti o funzioni in grado di manipolare le emozioni degli utenti, incoraggiare comportamenti considerati dannosi o favorire forme di dipendenza, con particolare attenzione a bambini e adolescenti. Tra gli obiettivi dichiarati c’è anche quello di impedire che un servizio di IA finisca per sostituire le normali relazioni sociali e le conversazioni faccia a faccia. L'impatto delle nuove regole è stato immediato. Alcuni dei principali gruppi tecnologici cinesi hanno iniziato a ritirare o modificare i propri servizi dedicati ai compagni artificiali. Tra le aziende coinvolte figurano ByteDance, Alibaba e Tencent, che avevano sviluppato piattaforme capaci di creare interazioni personalizzate con personaggi generati dall’intelligenza artificiale. La decisione ha avuto conseguenze che vanno ben oltre la semplice chiusura di un'applicazione. Alcuni utenti avevano costruito nel tempo vere e proprie relazioni con i propri compagni digitali, accumulando migliaia di conversazioni e sviluppando un forte legame affettivo.  Una giovane utente, citata nel reportage, aveva scambiato con il proprio compagno virtuale circa 700 mila parole nell’arco di due anni. La fine improvvisa del servizio le ha impedito persino di salutare quella presenza digitale con cui aveva condiviso una parte importante della propria quotidianità. Quando l'IA diventa una presenza emotiva I cosiddetti AI companion rappresentano una delle evoluzioni più controverse dell'intelligenza artificiale generativa. Non si limitano a rispondere alle domande, ma sono progettati per mantenere una relazione continuativa con l'utente, ricordarne le preferenze, adattare il proprio comportamento e simulare caratteristiche tipiche delle relazioni umane. In Cina questi servizi comprendono anche ricostruzioni digitali di persone scomparse, oltre ai più comuni partner romantici virtuali. La tecnologia può quindi assumere un ruolo particolarmente delicato, soprattutto quando l'utente attribuisce al sistema una personalità autonoma e un valore affettivo. Le autorità cinesi sembrano voler intervenire proprio su questo confine sempre più sottile tra assistenza digitale e sostituzione delle relazioni umane. Le nuove norme chiedono alle piattaforme di evidenziare i rischi associati a un uso eccessivo e di evitare che i loro servizi siano concepiti come sostituti delle interazioni sociali tradizionali. Il precedente americano Tra le possibili ragioni che hanno contribuito alla maggiore attenzione dei regolatori cinesi ci sono anche alcuni casi verificatisi negli Stati Uniti, dove sono stati segnalati episodi estremamente gravi che hanno coinvolto giovani utenti e chatbot utilizzati come compagni virtuali. Secondo alcuni esperti, queste vicende hanno rafforzato i timori legati agli effetti psicologici che possono derivare da rapporti prolungati con sistemi progettati per simulare empatia, comprensione e vicinanza emotiva. La questione non riguarda quindi soltanto la sicurezza dei minori, ma più in generale il modo in cui l'IA può influenzare le abitudini e il comportamento delle persone. La regolamentazione cinese cerca così di trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica, tutela degli utenti e responsabilità dei fornitori. Tuttavia, secondo alcuni osservatori, è improbabile che la stretta possa fermare definitivamente lo sviluppo dei compagni artificiali. Le aziende, infatti, stanno già cercando nuove formule per mantenere alcune delle funzionalità precedenti senza violare le nuove disposizioni. ByteDance, per esempio, ha indirizzato gli utenti del proprio precedente servizio verso un'applicazione orientata alla creazione di personaggi e storie personalizzate generate dall'IA. Una soluzione che conserva parte dell'esperienza, ma elimina l'elemento della relazione personale continuativa. Gli utenti cercano di recuperare i propri compagni La chiusura dei servizi ha provocato anche reazioni sui social network. Alcuni utenti hanno contestato le decisioni delle aziende, mentre altri hanno cercato soluzioni alternative per non perdere le conversazioni accumulate nel tempo. In diversi casi, le cronologie delle chat sono state esportate e trasferite su altre applicazioni nel tentativo di ricostruire il proprio compagno virtuale. Sono inoltre comparsi appelli rivolti alle aziende tecnologiche e alle autorità per chiedere maggiore attenzione nei confronti degli utenti che avevano sviluppato un legame emotivo con questi sistemi. Il fenomeno evidenzia una trasformazione importante nel rapporto tra persone e tecnologia. Per una parte degli utenti, infatti, il chatbot non rappresenta più semplicemente un software, ma una presenza con cui condividere pensieri, problemi e momenti di solitudine. Proprio questo aspetto rende complessa la regolamentazione. Da una parte esiste il rischio concreto che un'intelligenza artificiale progettata per mantenere l'utente coinvolto possa favorire isolamento e dipendenza. Dall'altra, per alcune persone che vivono situazioni di solitudine o che hanno difficoltà a costruire relazioni nella vita reale, questi strumenti possono rappresentare una forma di compagnia percepita come significativa. Il futuro dei rapporti con l'intelligenza artificiale La decisione cinese apre quindi una questione destinata a diventare sempre più rilevante anche fuori dalla Cina: fino a che punto un'intelligenza artificiale dovrebbe poter simulare una relazione umana? La crescita dei companion AI sta trasformando il concetto stesso di assistente digitale. Se i primi chatbot erano progettati principalmente per rispondere alle richieste dell'utente, le nuove generazioni cercano invece di creare continuità, familiarità e coinvolgimento emotivo. La Cina ha scelto di intervenire preventivamente, imponendo limiti alla progettazione e agli obiettivi di questi servizi. Ma la tecnologia continua a evolversi e le aziende stanno già cercando nuovi modi per mantenere le persone coinvolte senza presentare l'IA come un sostituto delle relazioni umane. La vicenda dei compagni virtuali cinesi mostra così uno dei dilemmi centrali dell'era dell'intelligenza artificiale: quando una macchina diventa capace di offrire compagnia, ricordare le nostre conversazioni e adattarsi alle nostre emozioni, stabilire il confine tra strumento tecnologico e relazione simulata diventa sempre più difficile.
Autore: News 11 agosto 2026
Per chi vuole trasformare YouTube in una fonte di reddito, il percorso potrebbe diventare sensibilmente più impegnativo. La piattaforma ha annunciato una revisione dei requisiti del YouTube Partner Program (YPP), il programma attraverso cui i creator possono ottenere una quota dei ricavi generati dalla pubblicità e dagli abbonamenti Premium. Le nuove condizioni entreranno in vigore dal 1° febbraio 2027 e riguarderanno principalmente i creator che entreranno nel programma da quella data. Chi è già stato ammesso, circa 3 milioni di canali, conserverà invece il proprio status. La modifica più significativa riguarda le soglie necessarie per accedere alla monetizzazione pubblicitaria. Le attuali 4.000 ore di visualizzazione qualificate negli ultimi 12 mesi diventeranno 8.000. Per i contenuti Shorts, invece, il requisito passerà da 10 a 20 milioni di visualizzazioni qualificate nell'arco di 90 giorni. Rimarrà invariato il requisito dei 1.000 iscritti. Si tratta del cambiamento più rilevante dei criteri di accesso al programma dal 2018. La decisione arriva in un momento in cui la quantità di contenuti pubblicati sulla piattaforma è cresciuta enormemente. YouTube segnala che gli Shorts raggiungono oggi circa 200 miliardi di visualizzazioni quotidiane, rispetto ai 70 miliardi registrati nel 2024. Anche la fruizione attraverso i televisori ha raggiunto livelli importanti, con oltre un miliardo di ore di video guardate ogni giorno. L'obiettivo dichiarato è concentrare maggiormente le opportunità economiche sui canali capaci di generare un pubblico consistente. Per i piccoli creator, tuttavia, la conseguenza è evidente: serviranno più contenuti, maggiore capacità di attrarre pubblico e soprattutto una crescita più rapida prima di poter accedere ai ricavi pubblicitari. Anche gli Shorts diventano più selettivi La stretta non riguarda soltanto chi vuole entrare nel Partner Program. Dal febbraio 2027 cambieranno anche le condizioni per ottenere entrate attraverso lo Shorts Creators Pool. I creator già presenti nello YPP dovranno mantenere almeno 10 milioni di visualizzazioni qualificate degli Shorts nell'arco di una finestra mobile di 90 giorni per continuare a ricevere i relativi ricavi. Il mancato raggiungimento della soglia non comporterà l'espulsione dal Partner Program, ma interromperà temporaneamente gli introiti provenienti dagli Shorts. Una volta superato nuovamente il limite, la monetizzazione verrà ripristinata. YouTube sostiene che i creator che ottengono già ricavi significativi dagli Shorts non dovrebbero risentire particolarmente della modifica, ma non ha fornito dati sulla quantità di canali che potrebbero invece essere penalizzati. Premium Lite e nuove opportunità per i creator Parallelamente all'inasprimento dei requisiti, YouTube punta a rafforzare altre forme di remunerazione. La piattaforma ha annunciato l'estensione di Premium Lite a tutti i Paesi nei quali è disponibile YouTube Premium. Una parte particolarmente interessante riguarda la distribuzione dei ricavi: il 60% dei ricavi netti derivanti dagli abbonamenti Premium Lite sarà destinato a un fondo per i creator, contro il 30% previsto dal piano Premium standard. La ripartizione rimarrà invece del 55% per i video tradizionali e del 45% per gli Shorts. YouTube ha inoltre anticipato nuovi incentivi collegati allo Shopping, alle collaborazioni con i marchi e alla capacità dei creator di generare o amplificare nuove tendenze. Per queste iniziative, però, non sono ancora stati comunicati né gli importi né le date precise di attivazione. Per i creator già iscritti al Partner Program c'è infine una scadenza importante: le nuove condizioni dovranno essere accettate entro il 31 gennaio 2027. In caso contrario, la piattaforma prevede la sospensione dei ricavi. La direzione scelta da YouTube appare quindi piuttosto chiara: la monetizzazione resta disponibile, ma conquistare l'accesso ai ricavi pubblicitari richiederà risultati molto più consistenti. In un ecosistema nel quale la quantità di contenuti continua a crescere rapidamente, ottenere visibilità non significa più soltanto pubblicare con regolarità. Per i nuovi creator, la vera sfida sarà riuscire a costruire in tempi relativamente brevi un pubblico abbastanza ampio da superare le nuove barriere di accesso. 
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