Educazione Digitale

Come verificare se il telefono è tracciato?

Negli ultimi anni, la preoccupazione per la privacy digitale è cresciuta notevolmente. Una delle domande più comuni è: “Qualcuno sta tracciando il mio telefono?” La risposta non è sempre semplice, ma esistono segnali e metodi concreti per capire se il tuo dispositivo è sotto controllo.



Segnali sospetti da non ignorare


Prima di tutto, è importante osservare il comportamento del telefono. Alcuni indizi possono far pensare a un possibile tracciamento:

  • Batteria che si scarica rapidamente: se il telefono si surriscalda o la batteria cala senza motivo apparente, potrebbe esserci un’app che lavora in background.
  • Consumo anomalo di dati: un uso eccessivo di traffico dati può indicare che informazioni vengono inviate a terzi.
  • Rumori o interferenze durante le chiamate: clic, eco o disturbi insoliti possono essere segnali di intercettazione.
  • App sconosciute installate: controlla sempre l’elenco delle applicazioni, soprattutto quelle che non ricordi di aver installato.

Questi segnali non sono prove definitive, ma rappresentano un primo campanello d’allarme.


Controllare le autorizzazioni delle app


Molte app legittime richiedono accesso alla posizione, al microfono o alla fotocamera. Tuttavia, è fondamentale verificare:

  • Quali app hanno accesso alla posizione
  • Se alcune app hanno permessi non necessari
  • Se ci sono servizi sempre attivi in background

Revocare i permessi inutili è un primo passo per proteggersi.


Verificare la presenza di software spia


Gli spyware possono essere installati senza che l’utente se ne accorga. Per individuarli:

  • Controlla le impostazioni di sicurezza del dispositivo
  • Cerca app con nomi generici o sospetti
  • Usa un antivirus affidabile per una scansione completa

Alcuni spyware avanzati sono difficili da rilevare, ma una scansione regolare aumenta le probabilità di individuarli.


Monitorare le attività dell’account


Se il tuo telefono è collegato a servizi cloud o account (email, social, ecc.), verifica:

  • Accessi da dispositivi sconosciuti
  • Attività sospette o login da luoghi insoliti
  • Modifiche non autorizzate alle impostazioni

Un controllo regolare degli account aiuta a capire se qualcuno sta accedendo ai tuoi dati.


Codici e verifiche di sistema


Esistono alcuni codici (digitabili come numeri di telefono) che possono fornire informazioni utili sullo stato del dispositivo, come deviazioni di chiamata o configurazioni di rete. Tuttavia, non sempre sono affidabili per rilevare tracciamenti avanzati.


Cosa fare se sospetti un tracciamento


Se hai dubbi concreti:

  • Aggiorna il sistema operativo: spesso le vulnerabilità vengono corrette con gli aggiornamenti.
  • Ripristina il telefono alle impostazioni di fabbrica: è una soluzione drastica ma efficace contro molti spyware.
  • Cambia tutte le password: soprattutto per email, social e account bancari.
  • Contatta un esperto di sicurezza: nei casi più seri, è la scelta migliore.


Prevenzione: la miglior difesa


Per evitare problemi futuri:

  • Installa app solo da fonti ufficiali
  • Evita reti Wi-Fi pubbliche non protette
  • Usa autenticazione a due fattori
  • Mantieni sempre aggiornato il dispositivo


Capire se un telefono è tracciato non è sempre immediato, ma osservando i segnali giusti e adottando alcune verifiche di base è possibile ridurre i rischi. La sicurezza digitale non è solo una questione tecnica, ma anche di abitudini consapevoli. Proteggere il proprio smartphone significa proteggere la propria vita privata.


© 𝗯𝘆 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗖𝗮𝗺𝗶𝗹𝗼𝘁𝘁𝗼

Tutti i diritti riservati | All rights reserved



Informazioni Legali

I testi, le informazioni e gli altri dati pubblicati in questo sito nonché i link ad altri siti presenti sul web hanno esclusivamente scopo informativo e non assumono alcun carattere di ufficialità.

Non si assume alcuna responsabilità per eventuali errori od omissioni di qualsiasi tipo e per qualunque tipo di danno diretto, indiretto o accidentale derivante dalla lettura o dall'impiego delle informazioni pubblicate, o di qualsiasi forma di contenuto presente nel sito o per l'accesso o l'uso del materiale contenuto in altri siti.


Autore: News 31 luglio 2026
Perdere l'accesso al proprio account Google può significare rimanere esclusi da servizi essenziali come Gmail, Drive, Foto, Calendario e dalle password archiviate. Per ridurre questo rischio, Google ha introdotto una nuova opzione di recupero dell'account che sfrutta un breve video selfie dell'utente come metodo di verifica dell'identità. La funzione, distribuita gradualmente, rappresenta un'alternativa ai tradizionali sistemi di recupero come email secondaria, numero di telefono, codici di backup o passkey. L'obiettivo è offrire un ulteriore livello di sicurezza quando i metodi abituali non sono disponibili. Il funzionamento è piuttosto semplice. L'utente registra preventivamente un breve video seguendo alcune istruzioni sullo schermo, che richiedono di compiere semplici movimenti della testa per riprendere il volto da diverse angolazioni. Se in futuro dovesse perdere l'accesso al proprio account, potrà registrare un nuovo video: il sistema confronterà il filmato appena acquisito con quello salvato in precedenza per verificare che si tratti della stessa persona. L'utilizzo di un video, anziché di una semplice fotografia, permette ai sistemi di Google di effettuare controlli di "liveness", cioè di verificare che davanti alla fotocamera sia presente una persona reale e non un'immagine statica, un video preregistrato o un deepfake. A questa verifica biometrica si aggiungono altri controlli di sicurezza, come l'analisi del dispositivo utilizzato, della posizione geografica e di eventuali comportamenti anomali. Uno degli aspetti che suscita maggiore interesse riguarda la gestione dei dati biometrici. Google afferma che il video selfie viene archiviato in forma cifrata all'interno dell'account e utilizzato esclusivamente per il recupero dell'accesso, salvo consenso esplicito dell'utente per finalità aggiuntive. Il filmato può inoltre essere eliminato in qualsiasi momento dalle impostazioni dell'account, disattivando contestualmente questa modalità di recupero. La funzione non è però disponibile per tutti. Al momento restano esclusi gli account Google Workspace, quelli destinati ai minori e gli utenti iscritti all'Advanced Protection Program, che adottano procedure di autenticazione ancora più rigorose. Anche la disponibilità varia in base al Paese, al tipo di account e al dispositivo utilizzato. Come ogni tecnologia basata sulla biometria, anche questa soluzione alimenta il dibattito sul rapporto tra praticità e tutela della privacy. Da una parte promette di rendere più semplice il recupero dell'account; dall'altra richiede agli utenti di affidare a Google un dato particolarmente sensibile, ossia la registrazione del proprio volto. Per questo motivo la scelta rimane facoltativa e rappresenta un'opzione aggiuntiva rispetto agli altri strumenti di autenticazione già disponibili.
Autore: Mondo 30 luglio 2026
Negli ultimi anni la competizione globale sull'intelligenza artificiale ha assunto i contorni di una vera sfida strategica. Se da un lato le democrazie occidentali si interrogano sulla necessità di rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati per affrontare i problemi legati alla sicurezza, all'affidabilità e all'impatto sociale, dall'altro la Cina sembra determinata a mantenere un ritmo sostenuto, considerandolo un elemento essenziale della propria crescita economica e geopolitica. La distanza tecnologica tra i principali laboratori statunitensi e quelli cinesi si è ridotta in modo significativo. Secondo l'AI Index 2026 dell'Università di Stanford, il vantaggio che gli Stati Uniti detenevano pochi anni fa si è quasi azzerato: i modelli sviluppati in Cina sono ormai in grado di competere con quelli occidentali in numerosi test di riferimento, segno di un'accelerazione impressionante nella ricerca e nello sviluppo. Questo scenario rende particolarmente delicata qualsiasi decisione politica. Una parte del mondo accademico e numerosi esperti di settore chiedono una regolamentazione più rigorosa dell'intelligenza artificiale, temendo che la rapidità dello sviluppo possa superare la capacità dei governi di gestirne i rischi. Anche migliaia di ricercatori e dipendenti delle principali aziende del settore hanno recentemente sollecitato un rallentamento controllato dell'innovazione per favorire la sicurezza e la trasparenza. Per Pechino, però, una pausa potrebbe tradursi in una perdita di competitività. Il governo cinese considera l'IA uno dei pilastri della propria strategia industriale e continua a investire in infrastrutture, ricerca e formazione di talenti. Parallelamente, le restrizioni imposte dagli Stati Uniti sull'esportazione di chip avanzati hanno spinto il Paese ad accelerare lo sviluppo di tecnologie autonome, riducendo progressivamente la dipendenza dalle forniture occidentali. Il risultato è un equilibrio sempre più complesso. Da una parte cresce la richiesta di introdurre limiti e controlli per evitare utilizzi impropri dell'intelligenza artificiale; dall'altra, la competizione internazionale rende difficile immaginare che tutte le grandi potenze decidano di rallentare contemporaneamente. Nei prossimi anni il dibattito non riguarderà soltanto chi realizzerà il modello più potente, ma anche quale sistema politico ed economico riuscirà a coniugare innovazione, sicurezza e competitività. La sfida dell'intelligenza artificiale, infatti, si sta trasformando sempre più in una questione di equilibrio tra progresso tecnologico e strategia geopolitica. 
Autore: News 29 luglio 2026
 Una nuova campagna di phishing sta prendendo di mira gli automobilisti italiani attraverso un sito web che imita il Portale dell’Automobilista, il servizio online del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dedicato alla gestione di patenti e veicoli. A rendere la truffa particolarmente pericolosa è il fatto che il portale fraudolento compare tra i primi risultati delle ricerche su Google, aumentando la probabilità che gli utenti lo visitino senza sospettare nulla. La tecnica utilizzata è quella del typosquatting: i criminali informatici registrano un dominio molto simile a quello autentico, modificando appena il nome o l'estensione. A un primo sguardo il sito appare credibile, grazie a una grafica quasi identica a quella originale, con loghi, menu e collegamenti che rimandano in gran parte alle pagine ufficiali. Questo rende difficile distinguere il clone dal portale legittimo, soprattutto per chi naviga velocemente o presta poca attenzione all'indirizzo visualizzato nel browser. L'unico elemento realmente malevolo è una sezione che invita gli utenti a verificare alcune informazioni relative alla patente di guida. Per procedere vengono richiesti dati personali come il codice fiscale, il numero della patente e la relativa data di scadenza. Dopo l'invio del modulo compare un semplice messaggio di errore che lascia intendere un problema tecnico, mentre in realtà le informazioni sono già state acquisite dagli autori della truffa. I dati raccolti possono essere utilizzati per costruire attacchi di phishing ancora più convincenti, tentativi di furto d'identità o altre attività fraudolente. Disporre di informazioni reali consente infatti ai cybercriminali di creare comunicazioni estremamente credibili, aumentando le probabilità di ingannare le vittime con email o SMS che sembrano provenire da enti ufficiali. Gli esperti di sicurezza raccomandano di non fidarsi esclusivamente della posizione di un sito nei risultati di ricerca. Prima di inserire dati personali è sempre opportuno controllare attentamente il dominio, verificando che corrisponda esattamente a quello ufficiale. Anche un singolo carattere aggiuntivo o un'estensione diversa possono nascondere un sito creato per sottrarre informazioni. Le autorità competenti hanno già avviato le procedure per richiedere la rimozione del dominio fraudolento e ne hanno segnalato la presenza ai motori di ricerca. Tuttavia, episodi come questo dimostrano che anche i servizi più conosciuti possono essere imitati con grande efficacia e che la prudenza dell'utente rimane una delle difese più importanti contro il phishing.
Autore: Focus 28 luglio 2026
Ogni giorno miliardi di persone utilizzano un account Google per accedere a servizi come Gmail, Google Drive, Google Foto, YouTube, Calendar e Android. Proprio perché rappresenta la chiave d'accesso a una grande quantità di dati personali e professionali, un account Google è uno degli obiettivi più ambiti dai criminali informatici. La domanda che molti si pongono è semplice: un account Google può essere davvero compromesso? La risposta è sì. Nessun sistema connesso a Internet è completamente immune dagli attacchi. Tuttavia, nella maggior parte dei casi non viene violata direttamente l'infrastruttura di Google, bensì vengono sfruttati errori, distrazioni o comportamenti poco prudenti degli utenti. Come vengono compromessi gli account Le tecniche utilizzate dagli aggressori sono numerose e si evolvono continuamente. Una delle più diffuse è il phishing: l'utente riceve un messaggio apparentemente proveniente da Google che invita ad accedere al proprio account tramite un collegamento. In realtà il sito è falso e serve esclusivamente a rubare le credenziali. Un'altra tecnica consiste nel riutilizzo delle password. Se una password già utilizzata su altri servizi viene esposta durante una violazione dei dati, i criminali possono provarla automaticamente anche sugli account Google, sperando che sia la stessa. Esistono poi malware progettati per registrare ciò che viene digitato sulla tastiera, rubare i cookie di autenticazione o intercettare le sessioni di navigazione già aperte, consentendo l'accesso all'account senza conoscere la password. Anche le estensioni del browser poco affidabili o le applicazioni che richiedono autorizzazioni eccessive possono rappresentare un rischio, soprattutto se ottengono accesso ai dati dell'account. Cosa può accadere dopo una compromissione Le conseguenze possono essere molto serie. Chi prende il controllo di un account Google può leggere le email, accedere ai documenti archiviati su Drive, consultare fotografie personali, visualizzare i contatti e utilizzare il profilo per inviare messaggi fraudolenti ad amici o colleghi. Se l'account viene utilizzato per autenticarsi su altri servizi tramite "Accedi con Google", il rischio può estendersi anche a piattaforme esterne, ampliando notevolmente i danni.In alcuni casi gli aggressori modificano le informazioni di recupero, cambiano la password e tentano di impedire al legittimo proprietario di rientrare nel proprio account. Le difese offerte da Google Google investe costantemente nella sicurezza dei propri servizi attraverso sistemi avanzati di rilevamento delle minacce. Tra le principali misure di protezione troviamo: autenticazione a due fattori; verifica dell'identità in caso di accessi sospetti; notifiche di sicurezza in tempo reale; controllo dei dispositivi collegati; gestione delle sessioni attive; monitoraggio di attività anomale basato su algoritmi di analisi del rischio. Questi strumenti riducono sensibilmente la probabilità che un attacco abbia successo, ma non possono sostituire l'attenzione dell'utente. Come proteggere il proprio account La sicurezza inizia dalle buone abitudini. È consigliabile utilizzare una password lunga, complessa e diversa da quelle impiegate su altri siti. Ancora meglio affidarsi a un password manager per generarne una casuale e conservarla in modo sicuro. L'autenticazione a due fattori rappresenta una delle difese più efficaci: anche se la password venisse scoperta, sarebbe necessario un secondo elemento di verifica per completare l'accesso. È importante verificare periodicamente i dispositivi collegati al proprio account e rimuovere quelli sconosciuti o non più utilizzati. Occorre inoltre prestare attenzione ai messaggi che richiedono di inserire credenziali, verificando sempre l'indirizzo del sito prima di effettuare il login. Infine, mantenere aggiornati il sistema operativo, il browser e le applicazioni riduce il rischio che vulnerabilità già note vengano sfruttate da software dannosi. È davvero possibile violare Google? Le notizie riguardanti presunti "hacker che hanno violato Google" attirano spesso molta attenzione, ma nella maggior parte dei casi non si tratta di un'intrusione nei sistemi dell'azienda. Più frequentemente vengono compromessi i singoli account attraverso campagne di phishing, password rubate o malware installati sui dispositivi degli utenti. Questo significa che la sicurezza dell'account dipende sia dalle tecnologie implementate da Google sia dalle scelte quotidiane di chi lo utilizza. Un account Google può essere compromesso, ma nella maggior parte dei casi il punto debole non è rappresentato dai server di Google, bensì da credenziali sottratte, dispositivi infetti o comportamenti poco prudenti. La combinazione di password robuste, autenticazione a due fattori, aggiornamenti regolari e attenzione ai tentativi di phishing costituisce oggi la strategia più efficace per proteggere il proprio account e ridurre significativamente il rischio di accessi non autorizzati. 
Autore: News 28 luglio 2026
L'Unione Europea compie un nuovo passo nell'attuazione dell'AI Act introducendo obblighi specifici per chi sviluppa e distribuisce sistemi di intelligenza artificiale generativa. Tra le novità più rilevanti figura la necessità di rendere riconoscibili i contenuti prodotti o modificati dall'IA, con particolare attenzione ai deepfake, sempre più realistici e difficili da distinguere dai materiali autentici. L'obiettivo della normativa è aumentare la trasparenza e ridurre il rischio che immagini, video o registrazioni audio artificiali possano essere scambiati per contenuti reali. I fornitori di modelli di IA dovranno quindi adottare strumenti che consentano di identificare l'origine artificiale dei contenuti generati, favorendo una maggiore tutela degli utenti. Deepfake sotto osservazione Le disposizioni sono particolarmente rigorose nei confronti dei deepfake, ovvero contenuti sintetici capaci di imitare con elevato realismo l'aspetto, la voce o i movimenti di persone reali. La crescente qualità di queste tecnologie ha infatti ampliato le possibilità di utilizzo sia in ambito creativo sia in contesti molto più delicati. L'AI Act distingue tra gli impieghi legittimi, come opere artistiche, satiriche o di intrattenimento, e quelli che possono generare inganno o manipolazione. In questi ultimi casi diventa essenziale informare chiaramente il pubblico che il materiale è stato creato o alterato mediante sistemi di intelligenza artificiale. Le sfide tecniche L'applicazione pratica delle nuove regole presenta però diverse criticità. Gli esperti evidenziano che non esiste ancora uno standard tecnico condiviso capace di garantire un'identificazione affidabile dei contenuti sintetici su tutte le piattaforme e lungo l'intero ciclo di diffusione. Un'altra difficoltà riguarda i sistemi di marcatura digitale. Filigrane e metadati possono essere eliminati, alterati oppure andare perduti durante modifiche, compressioni o successive condivisioni online. Ciò rende più complicato verificare l'origine di immagini e video dopo ripetuti passaggi tra servizi diversi. Nessuna soluzione unica Secondo numerosi specialisti, affidarsi a un solo metodo di identificazione non sarà sufficiente. La strategia più efficace consiste nell'integrare più strumenti di verifica, combinando tecnologie differenti per aumentare le probabilità di riconoscere i contenuti generati dall'IA anche quando subiscono modifiche nel tempo. L'entrata in vigore di questi obblighi rappresenta comunque un passaggio significativo nella regolamentazione dell'intelligenza artificiale. L'Europa punta a promuovere uno sviluppo della tecnologia che coniughi innovazione e responsabilità, pur nella consapevolezza che l'evoluzione dei sistemi generativi richiederà continui aggiornamenti delle misure tecniche e normative per restare al passo con un settore in rapida trasformazione.
Autore: News 28 luglio 2026
Da piattaforma di microblogging a ecosistema digitale capace di gestire anche il denaro. X, il social network di Elon Musk, compie un nuovo passo nella sua strategia di espansione con il lancio di X Money negli Stati Uniti, un servizio finanziario che integra pagamenti, portafoglio digitale e strumenti bancari direttamente all'interno dell'app. L'obiettivo è chiaro: trasformare X in una "super app", un'unica piattaforma dalla quale gli utenti possano comunicare, informarsi, effettuare acquisti e gestire le proprie finanze senza dover ricorrere ad applicazioni esterne. Un modello ispirato soprattutto a WeChat, l'app cinese che da anni riunisce messaggistica, pagamenti, servizi e commercio elettronico. Come funziona X Money La nuova piattaforma introduce un portafoglio digitale per inviare e ricevere denaro, effettuare trasferimenti tra utenti e collegare il proprio conto bancario. Tra le funzionalità disponibili figurano anche una carta Visa personalizzabile, l'integrazione con Apple Wallet e strumenti pensati per rendere i pagamenti rapidi e immediati. Alcuni utenti potranno inoltre accedere a programmi di cashback e a rendimenti sui depositi, in base al tipo di abbonamento sottoscritto. In questa prima fase il servizio è destinato agli utenti statunitensi iscritti ai piani Premium e Premium+, dopo un periodo di test riservato a un numero limitato di partecipanti. Una visione che nasce da lontano Per Musk il settore dei pagamenti rappresenta un ritorno alle origini. Alla fine degli anni Novanta fondò infatti X.com, una banca online che, dopo la fusione con Confinity, avrebbe dato vita a PayPal. L'attuale progetto riprende quella visione, adattandola a un contesto in cui social network e servizi finanziari tendono sempre più a convergere. Da quando ha acquisito Twitter nel 2022 e lo ha trasformato in X, l'imprenditore ha più volte dichiarato di voler costruire una piattaforma capace di concentrare in un unico ambiente comunicazione, contenuti, video, pagamenti e, in prospettiva, ulteriori servizi digitali. Le sfide della regolamentazione L'ingresso nel settore bancario apre però nuovi scenari anche sul fronte normativo. Gestire pagamenti e dati finanziari richiede autorizzazioni specifiche, sistemi avanzati di sicurezza e il rispetto di rigide regole antiriciclaggio e di tutela dei consumatori. Negli Stati Uniti il progetto è già osservato con attenzione dalle autorità e da alcuni esponenti politici, che chiedono garanzie sulla protezione dei dati e sulla stabilità del sistema finanziario. La capacità di X di espandere il servizio in altri Paesi dipenderà anche dalla possibilità di ottenere le necessarie licenze nei diversi mercati. La corsa alle piattaforme "tutto in uno" Con X Money la competizione tra social network, fintech e istituti di pagamento entra in una nuova fase. Se il progetto riuscirà a conquistare la fiducia degli utenti, X potrebbe diventare molto più di una piattaforma per condividere contenuti, trasformandosi in un hub digitale dove conversazioni, acquisti e gestione del denaro convivono nello stesso ambiente. La vera sfida, tuttavia, non sarà soltanto tecnologica: sarà convincere milioni di persone ad affidare a un social network anche una parte della propria vita finanziaria. 
Autore: News 27 luglio 2026
L'Italia compie un passo importante nella prevenzione delle dipendenze legate al mondo digitale. A Firenze prenderà vita "Discover – Fuori dal guscio", il primo centro italiano interamente dedicato alla promozione di un rapporto più sano con smartphone, social network, videogiochi e tecnologie digitali. L'iniziativa rappresenta un progetto pilota che punta a intervenire prima che l'uso eccessivo degli strumenti digitali si trasformi in un problema di salute, relazionale o sociale. Un fenomeno sempre più diffuso La tecnologia è ormai parte integrante della quotidianità. Dallo studio al lavoro, fino al tempo libero, gran parte delle attività passa attraverso uno schermo. Tuttavia, la crescente permanenza online ha portato con sé nuovi rischi, soprattutto tra adolescenti e giovani adulti. Le dipendenze digitali non riguardano esclusivamente i social media. Possono manifestarsi anche attraverso videogiochi, piattaforme di streaming, navigazione compulsiva, shopping online o utilizzo incontrollato dello smartphone. Quando il tempo trascorso online compromette il rendimento scolastico o lavorativo, le relazioni sociali, il sonno o il benessere psicologico, il comportamento può trasformarsi in una vera forma di dipendenza comportamentale. Il progetto Discover Il nuovo centro sorgerà negli spazi messi a disposizione dall'ASL Toscana Centro e sarà rivolto principalmente ai ragazzi tra i 10 e i 25 anni, senza dimenticare il coinvolgimento delle famiglie e degli educatori.  L'obiettivo non è demonizzare la tecnologia, bensì insegnarne un utilizzo equilibrato. Per questo il progetto nasce come spazio educativo e preventivo, non come struttura clinica. Nei casi di particolare disagio psicologico o isolamento sociale sarà comunque possibile attivare un collegamento con i servizi sanitari specialistici. Dalla disconnessione alle relazioni reali Le attività previste dal centro puntano a favorire il recupero della socialità attraverso esperienze concrete. Tra le iniziative figurano laboratori creativi, giochi da tavolo, attività sportive, esperienze di gruppo e percorsi di ascolto. L'idea di fondo è semplice: offrire occasioni di incontro che riportino al centro le relazioni umane, spesso sacrificate da un utilizzo continuo dei dispositivi digitali. Parallelamente saranno organizzati incontri informativi destinati ai genitori per aiutarli a comprendere i rischi dell'esposizione precoce agli schermi e a gestire il rapporto dei figli con la tecnologia. Una sfida educativa prima ancora che sanitaria Negli ultimi anni numerosi studi hanno evidenziato come un utilizzo eccessivo dei dispositivi digitali possa essere associato ad ansia, disturbi del sonno, isolamento sociale, difficoltà di concentrazione e riduzione del benessere psicologico. Pur non coinvolgendo tutti gli utenti allo stesso modo, il fenomeno ha assunto dimensioni tali da richiedere nuove strategie di prevenzione. In diversi Paesi europei si stanno sviluppando programmi dedicati all'educazione digitale e alla promozione di un uso consapevole delle tecnologie. L'iniziativa fiorentina rappresenta uno dei primi esempi italiani di intervento strutturato che unisce istituzioni sanitarie, amministrazione pubblica e realtà del terzo settore in un unico progetto di prevenzione. Un modello che potrebbe estendersi Se il progetto darà i risultati attesi, Discover potrebbe diventare un modello replicabile anche in altre città italiane. L'obiettivo è costruire una rete di prevenzione capace di intercettare precocemente situazioni di iperconnessione e disagio, promuovendo una cultura digitale più equilibrata. La sfida non consiste nel ridurre l'uso della tecnologia a tutti i costi, ma nel restituirle il ruolo di strumento al servizio della persona. In un'epoca in cui la connessione è continua, imparare anche a disconnettersi può diventare una competenza fondamentale per il benessere individuale e collettivo.
Autore: Mondo 23 luglio 2026
Internet sembra immateriale, ma il suo funzionamento dipende da una rete di infrastrutture fisiche che attraversano oceani e continenti. Tra queste, i cavi sottomarini in fibra ottica rappresentano il cuore delle comunicazioni globali, trasportando la quasi totalità del traffico dati internazionale. Oggi questa rete si arricchisce di un nuovo protagonista: Nuvem, un sistema transatlantico destinato a collegare direttamente il Portogallo agli Stati Uniti. Presentato ufficialmente a Lisbona, il progetto segna un passo importante nell'evoluzione delle infrastrutture digitali europee e consolida il ruolo strategico del Portogallo come punto di accesso tra Europa e Nord America. Il sistema era stato annunciato da Google nel 2023 e ora entra nella fase operativa del suo sviluppo. Un'infrastruttura lunga 7.000 chilometri Nuvem si estenderà per circa 7.000 chilometri attraverso l'Oceano Atlantico. Il tracciato collegherà Sines, sulla costa portoghese, con Myrtle Beach, nella Carolina del Sud, prevedendo inoltre punti di approdo alle Azzorre e alle Bermuda. Questa configurazione crea un nuovo corridoio digitale alternativo rispetto alle tradizionali rotte atlantiche. Il sistema utilizza 16 coppie di fibre ottiche e offrirà una capacità complessiva di circa 384 terabit al secondo, rendendolo una delle infrastrutture più avanzate della sua categoria. Perché i cavi sottomarini sono così importanti Ogni giorno miliardi di persone utilizzano servizi di cloud computing, videoconferenze, piattaforme di streaming, applicazioni finanziarie e social network senza rendersi conto che gran parte dei dati viaggia sotto il mare. Contrariamente a quanto molti immaginano, i satelliti svolgono un ruolo marginale nelle comunicazioni Internet internazionali. I cavi in fibra ottica garantiscono infatti una capacità trasmissiva molto superiore e soprattutto una latenza decisamente inferiore, caratteristiche indispensabili per i servizi digitali moderni. Secondo le stime, oltre il 95% del traffico dati intercontinentale passa attraverso queste infrastrutture. Più resilienza per la rete globale L'obiettivo di Nuvem non è soltanto aumentare la capacità disponibile, ma anche rendere Internet più resiliente. Disporre di nuove rotte significa poter ridurre il rischio di interruzioni dovute a guasti tecnici, eventi naturali o incidenti che possono interessare i cavi esistenti. Negli ultimi anni la sicurezza delle infrastrutture sottomarine è diventata un tema centrale anche dal punto di vista geopolitico. I cavi rappresentano infatti asset strategici per l'economia, la difesa e le telecomunicazioni, tanto da essere considerati infrastrutture critiche da molti governi. Il Portogallo al centro delle comunicazioni atlantiche Con il nuovo collegamento, il Portogallo punta a rafforzare la propria posizione come hub digitale europeo. La città di Sines, già interessata da importanti investimenti nei data center e nelle telecomunicazioni, diventa uno dei principali punti di ingresso del traffico dati proveniente dagli Stati Uniti. L'iniziativa si inserisce in una strategia più ampia che mira a diversificare le connessioni tra Europa e America, migliorando affidabilità, prestazioni e sicurezza dell'intera rete. Una rete invisibile ma indispensabile Ogni email inviata, ogni videoconferenza, ogni ricerca sul web e ogni contenuto in streaming percorrono migliaia di chilometri attraverso fibre ottiche adagiate sui fondali oceanici. Progetti come Nuvem dimostrano come il futuro della connettività globale dipenda ancora da infrastrutture fisiche estremamente sofisticate, spesso invisibili agli utenti ma fondamentali per il funzionamento dell'economia digitale mondiale. 
Mostra Altri