L’IA che aiuta i dermatologi: dalla Spagna una nuova frontiera della diagnosi

L’intelligenza artificiale sta trovando applicazioni sempre più concrete nel settore sanitario e la dermatologia rappresenta uno degli ambiti in cui l’analisi delle immagini può offrire un contributo particolarmente significativo. In Spagna, una società nata a Bilbao nel 2020 ha sviluppato una tecnologia pensata per affiancare i professionisti nell’identificazione delle patologie cutanee e nella valutazione della loro gravità.
Il progetto nasce anche dall’esperienza personale della cofondatrice Andy Aguilar, che ha sperimentato direttamente le difficoltà di un percorso diagnostico caratterizzato da visite successive, diagnosi non corrette e tempi di attesa. Da questa esperienza è maturata l’idea di utilizzare l’intelligenza artificiale per rendere più omogenee alcune fasi del processo diagnostico.
La società, Legit.Health, ha scelto fin dall'inizio di sviluppare un dispositivo medico destinato agli operatori sanitari, anziché una semplice applicazione per il pubblico. Il software è stato progettato per integrarsi nelle cartelle cliniche elettroniche delle strutture sanitarie e non richiede apparecchiature specialistiche: per utilizzarlo è sufficiente acquisire un’immagine della lesione con uno smartphone o con i dispositivi già disponibili.
Non una diagnosi automatica, ma un supporto al medico
Uno degli aspetti più importanti riguarda il modo in cui il sistema restituisce i risultati. L’algoritmo non propone una risposta unica e definitiva, ma elabora diverse ipotesi diagnostiche, ordinate in base alla probabilità, e fornisce indicazioni riconducibili alla classificazione internazionale delle malattie ICD-11.
Il sistema evidenzia inoltre sull’immagine gli elementi che hanno contribuito all’analisi. Questo approccio punta a rendere il funzionamento dell’intelligenza artificiale più comprensibile e verificabile, evitando che il professionista debba affidarsi a una sorta di “scatola nera”.
La tecnologia può anche quantificare diversi segni clinici, tra cui arrossamento, desquamazione, pustole, noduli e pomfi. Questi dati vengono utilizzati per calcolare automaticamente alcuni degli indici già adottati in dermatologia, come PASI per la psoriasi, SCORAD per la dermatite atopica e IHS4 per l’idrosadenite suppurativa. La trasformazione della valutazione clinica in parametri numerici permette di confrontare più facilmente l’evoluzione della malattia nel tempo e le valutazioni effettuate da professionisti differenti.
Un aiuto soprattutto nei casi più complessi
Secondo i dati riportati dall’azienda, l’utilizzo del sistema può aumentare la precisione diagnostica dei medici tra 15 e 21 punti percentuali, con variazioni legate al contesto. In uno studio condotto nell’assistenza primaria, il livello di accuratezza sarebbe passato dal 63,7% all’81,9%. In un ospedale pubblico, inoltre, circa la metà dei casi avrebbe potuto essere gestita senza un successivo invio allo specialista, mentre gli invii sono diminuiti del 17%.
Un risultato particolarmente interessante riguarda le persone con pelle scura. Secondo gli studi citati da Legit.Health, proprio in questo gruppo l’incremento della precisione diagnostica dei professionisti avrebbe raggiunto 23,3 punti percentuali. Miglioramenti significativi sono stati osservati anche nell’identificazione delle malattie rare, con un incremento indicato in 27 punti percentuali.
Il vantaggio dell’IA, quindi, non sarebbe tanto quello di sostituire l’esperienza del dermatologo, quanto di offrire un supporto aggiuntivo quando il caso presenta maggiore complessità o quando il professionista dispone di meno esperienza specifica.
Il medico rimane al centro
L’introduzione dell’intelligenza artificiale nella medicina porta inevitabilmente con sé il problema della responsabilità. Un sistema che produce un risultato non spiegabile sarebbe difficilmente accettabile in un contesto nel quale una decisione può avere conseguenze dirette sulla salute di una persona.
Per questo l’approccio adottato da Legit.Health punta sulla trasparenza: probabilità invece di verdetti assoluti, misurazioni verificabili e indicazioni visive che consentano al medico di comprendere il ragionamento dell’algoritmo. La decisione clinica rimane comunque nelle mani del professionista.
La stessa tecnologia potrebbe inoltre modificare il lavoro futuro degli specialisti. Le attività più ripetitive, come lo screening iniziale e il monitoraggio dell’evoluzione di alcune patologie, potrebbero essere progressivamente automatizzate o trasferite ai livelli di assistenza primaria. Il dermatologo potrebbe così concentrarsi maggiormente sui pazienti che richiedono valutazioni approfondite e interventi specialistici.
Rimane però un rischio: quello del cosiddetto bias di automazione, cioè la tendenza a fidarsi eccessivamente di una tecnologia proprio quando questa dimostra di essere generalmente efficace. Per limitarlo, secondo l’azienda, sono fondamentali sistemi interpretabili, formazione degli operatori e un quadro normativo rigoroso.
Dalla Spagna verso nuovi mercati
Legit.Health dispone della marcatura CE come dispositivo medico, che ne consente l'impiego nell’Unione europea. La società ha inoltre ottenuto la registrazione in Brasile, mentre negli Stati Uniti è impegnata nel percorso di autorizzazione da parte della FDA. Nel frattempo, la tecnologia viene utilizzata anche in ambito farmaceutico e biotecnologico per studi clinici dermatologici.
L’esperienza spagnola mostra così una delle possibili direzioni dell’intelligenza artificiale applicata alla sanità: non una macchina che prende il posto del medico, ma uno strumento capace di trasformare immagini e dati clinici in informazioni utili per prendere decisioni più rapide, confrontabili e documentate.
Il vero valore dell’IA in medicina potrebbe quindi non risiedere nella sostituzione dell’esperienza umana, ma nella capacità di amplificarla, soprattutto quando la complessità del caso rende più difficile arrivare rapidamente alla risposta corretta.
© 𝗯𝘆 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗖𝗮𝗺𝗶𝗹𝗼𝘁𝘁𝗼
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