by antonellocamilotto.com

EU Digital Decade 2030

Il Digital Decade policy programme 2030, un meccanismo di monitoraggio e cooperazione per raggiungere obiettivi comuni per la trasformazione digitale dell’Europa entro il 2030.


Per la prima volta, il Parlamento europeo, gli Stati membri e la Commissione hanno fissato congiuntamente obiettivi e traguardi concreti nei quattro settori chiave delle competenze digitali, delle infrastrutture compresa la connettività, della digitalizzazione delle imprese e dei servizi pubblici online, in relazione alla dichiarazione sulla Diritti e principi digitali europei.


Gli obiettivi e i traguardi sono accompagnati da un processo di cooperazione ciclico, che è iniziato il 9 gennaio 2023, per fare il punto sui progressi e definire le tappe fondamentali in modo che possano essere raggiunte entro il 2030. Inoltre, il programma crea un nuovo quadro per i progetti multinazionali che permetterà agli Stati membri di aderire forze sulle iniziative digitali.


Lo scopo, traguardi e obiettivi


A partire dal 9 gennaio 2023 e fino al 2030, gli Stati membri dell’UE, in collaborazione con il Parlamento europeo, il Consiglio dell’UE e la Commissione, definiranno le loro politiche digitali per raggiungere obiettivi in ​​4 aree per:

  • Migliorare le competenze digitali di base e avanzate dei cittadini;
  • Migliorare l’adozione delle nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, i dati e il cloud, nelle imprese dell’UE, comprese le piccole imprese;
  • Far progredire ulteriormente la connettività, l’informatica e l’infrastruttura di dati dell’UE;
  • Rendere disponibili online i servizi pubblici e l’amministrazione.


Questi traguardi incarnano gli obiettivi del programma strategico, come garantire una tecnologia digitale sicura e protetta, un ambiente online competitivo per le PMI, pratiche di cybersecurity sicure, un accesso equo alle opportunità digitali per tutti, nonché lo sviluppo di innovazioni sostenibili, efficienti sotto il profilo energetico e delle risorse.


Insieme, gli obiettivi e i traguardi del decennio digitale guideranno le azioni degli Stati membri, che saranno valutate dalla Commissione in una relazione annuale sui progressi compiuti, lo stato del decennio digitale. Un nuovo gruppo di esperti ad alto livello, il Digital Decade Board, rafforzerà inoltre la cooperazione tra la Commissione e gli Stati membri sulle questioni relative alla trasformazione digitale. Verrà inoltre creato un nuovo forum per riunire varie parti interessate e discutere le loro opinioni.


Cooperazione e monitoraggio dei progressi verso gli obiettivi 2030


Nei prossimi mesi la Commissione, insieme agli Stati membri, svilupperà indicatori chiave di prestazione (KPI) che saranno utilizzati per monitorare i progressi verso i singoli obiettivi, nel quadro dell’indice annuale dell’economia e della società digitale (DESI). A loro volta, gli Stati membri prepareranno le loro tabelle di marcia strategiche nazionali entro 9 mesi da ora, descrivendo le politiche, le misure e le azioni che intendono realizzare, a livello nazionale, per raggiungere gli obiettivi ei traguardi del programma. A partire da giugno 2023, la Commissione pubblicherà la sua relazione annuale sui progressi compiuti, lo stato del decennio digitale, per fornire un aggiornamento, una valutazione e una raccomandazione sui progressi compiuti verso i traguardi e gli obiettivi.


Progetti multinazionali


Mettere in comune gli investimenti tra gli Stati membri è necessario per realizzare alcune delle ambizioni degli obiettivi e dei traguardi del decennio digitale. Per unire gli sforzi per un impatto su larga scala, il programma politico crea un processo per identificare e lanciare progetti multinazionali in settori come il 5G, i computer quantistici e le pubbliche amministrazioni connesse, tra gli altri.


Prossimi passi


Nei prossimi mesi la Commissione adotterà un atto di esecuzione che definirà i KPI per gli obiettivi digitali e svilupperà le traiettorie dell’UE previste per ciascuno di essi insieme agli Stati membri.


A giugno, la Commissione pubblicherà la prima relazione sullo stato del decennio digitale, per fornire un aggiornamento, una valutazione e una raccomandazione sui progressi compiuti verso gli obiettivi e gli obiettivi.

In ottobre, gli Stati membri presenteranno le loro prime tabelle di marcia strategiche nazionali, sulle quali la Commissione avrà pubblicato orientamenti a loro sostegno.


Sfondo


Il 9 marzo 2021 la Commissione ha presentato la sua visione per la trasformazione digitale dell’Europa entro il 2030 nella sua Digital Compass: the European way for the Digital Decade Communication. Nel suo discorso sullo stato dell’Unione del settembre 2021, la presidente Ursula Von Der Leyen ha presentato il  percorso verso il Digital Decade, un solido quadro di governance per raggiungere questi obiettivi digitali. Richiede sforzi e investimenti congiunti per creare un ambiente digitale in Europa che possa guidare il futuro, dando potere alle persone e alle loro imprese. Nel luglio 2022 è stato raggiunto un accordo politico tra il Parlamento europeo e il Consiglio dell’UE.


Parallelamente, nel dicembre 2022 è stata firmata la solenne Declaration on Digital Rights and Principles, the EU’s “digital DNA”. La Commissione fornirà inoltre una valutazione dell’attuazione dei principi digitali nell’annuale Stato del decennio digitale relazione, per garantire che i diritti e le libertà sanciti dal quadro giuridico dell’UE siano rispettati sia online che offline.


© 𝗯𝘆 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗖𝗮𝗺𝗶𝗹𝗼𝘁𝘁𝗼

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Autore: Educazione Digitale 26 maggio 2026
Negli ultimi anni, il rapporto tra gli italiani e la privacy online è cambiato profondamente. Da tema percepito come tecnico e distante, la protezione dei dati personali è diventata una questione quotidiana, intrecciata con l’uso dei social network, dell’e-commerce, delle app bancarie e perfino dei servizi sanitari digitali. Tra crescente consapevolezza e abitudini spesso contraddittorie, emerge il ritratto di un Paese che vuole più tutela, ma che fatica ancora a rinunciare alla comodità del mondo digitale. Secondo diverse ricerche europee sul comportamento digitale, gli italiani mostrano una diffidenza superiore alla media verso la raccolta dei dati personali. La paura di truffe informatiche, furti d’identità e utilizzi impropri delle informazioni private è aumentata soprattutto dopo la diffusione massiccia dello smart working e dei pagamenti online. Episodi di cyberattacchi contro aziende, enti pubblici e piattaforme digitali hanno contribuito a rafforzare l’idea che la sicurezza informatica non riguardi più soltanto gli esperti. Eppure, alla preoccupazione non corrisponde sempre una reale attenzione ai comportamenti quotidiani. Password deboli, autorizzazioni concesse senza leggere le condizioni d’uso e condivisione eccessiva di informazioni sui social restano pratiche diffuse. È il grande paradosso della privacy contemporanea: gli utenti dichiarano di voler proteggere i propri dati, ma continuano a cederli in cambio di servizi gratuiti, personalizzazione e immediatezza. Il ruolo dei social network è centrale in questa trasformazione culturale. Piattaforme come Meta, TikTok e Google hanno modificato il concetto stesso di riservatezza, spingendo milioni di persone a condividere aspetti della propria vita privata un tempo considerati intimi. Foto, posizione geografica, preferenze personali e persino dati biometrici entrano ogni giorno in un enorme ecosistema economico fondato sull’analisi delle informazioni degli utenti. In Italia, il dibattito sulla privacy è stato influenzato anche dall’azione del Garante per la protezione dei dati personali, che negli ultimi anni ha intensificato controlli e sanzioni nei confronti di aziende e piattaforme digitali. Il regolamento europeo GDPR ha rappresentato un punto di svolta importante, imponendo maggiore trasparenza nella gestione dei dati e introducendo nuovi diritti per i cittadini. Tuttavia, molti utenti continuano a percepire le informative sulla privacy come lunghe, complesse e difficili da comprendere. Le nuove generazioni mostrano un atteggiamento ancora più sfumato. I giovani sono generalmente più abituati alla condivisione online, ma anche più consapevoli dei rischi legati alla reputazione digitale. Cresce, ad esempio, l’uso di account privati, messaggi temporanei e strumenti di autenticazione avanzata. Parallelamente, aumenta l’interesse verso applicazioni di messaggistica considerate più sicure, come Signal e Telegram. Anche il mondo del lavoro contribuisce a ridefinire il rapporto con la privacy. La diffusione dell’intelligenza artificiale, dei software di monitoraggio e dell’analisi dei dati apre interrogativi delicati sul confine tra sicurezza, produttività e sorveglianza. Molti lavoratori temono un controllo sempre più invasivo delle proprie attività digitali, mentre le aziende cercano di bilanciare efficienza e rispetto della normativa. Nel frattempo, il mercato della cybersecurity cresce rapidamente. Antivirus, VPN e sistemi di autenticazione a due fattori stanno entrando nell’uso comune, segnale di una maggiore attenzione alla protezione individuale. Tuttavia, gli esperti sottolineano che la tecnologia da sola non basta: serve soprattutto educazione digitale. Il futuro della privacy online in Italia dipenderà proprio da questo equilibrio. Da una parte, cittadini sempre più connessi e desiderosi di servizi digitali semplici e veloci; dall’altra, la necessità di difendere diritti fondamentali in un ecosistema in cui i dati personali rappresentano una delle risorse economiche più preziose. La sfida non sarà soltanto tecnologica o normativa, ma culturale: imparare a considerare la privacy non come un ostacolo all’innovazione, ma come una condizione essenziale per una società digitale più consapevole e libera. 
Autore: Web e Social 25 maggio 2026
Tra le principali novità presentate da Google c’è il rinnovamento di Google Search, il motore di ricerca utilizzato — secondo l’azienda — da oltre 3 miliardi di persone in tutto il mondo. La nuova funzione Intelligent Search, alimentata dall’intelligenza artificiale, consentirà agli utenti di formulare richieste in modo più naturale e dettagliato, senza dover ricorrere alle classiche parole chiave. Google definisce questa evoluzione «il più importante aggiornamento della ricerca degli ultimi 25 anni». In un esempio condiviso sul blog ufficiale dell’azienda, un utente scrive direttamente nella barra di ricerca di voler iniziare un hobby legato alla ceramica, chiedendo suggerimenti per corsi disponibili il martedì sera o nel weekend nelle vicinanze. Il sistema restituisce così risultati più pertinenti e personalizzati, offrendo anche la possibilità di continuare la conversazione con ulteriori domande tramite la modalità IA di Google. In questo modo, spiega l’azienda, il contesto della ricerca viene mantenuto durante tutta l’esplorazione. 
Autore: Educazione Digitale 25 maggio 2026
Gli attacchi di tipo “brute force” contro le carte di pagamento restano una minaccia nel panorama della sicurezza digitale, ma oggi il contesto tecnologico e le misure di protezione hanno reso questo tipo di attacco molto meno efficace rispetto al passato. Il principio alla base rimane lo stesso: tentare automaticamente un numero enorme di combinazioni di numeri di carta e codici di sicurezza fino a trovare quella corretta. In teoria, se un sistema non avesse limiti o controlli, un computer potrebbe testare milioni o miliardi di combinazioni in tempi molto brevi. Tuttavia, il funzionamento reale dei circuiti di pagamento moderni rende questo scenario molto più difficile da realizzare. Perché gli attacchi brute force oggi sono meno efficaci Le carte di pagamento non sono sistemi “aperti” a tentativi illimitati. I principali circuiti e le banche hanno introdotto diversi livelli di protezione: limitazione del numero di tentativi di inserimento dati; blocco automatico delle transazioni sospette; sistemi antifrode basati su intelligenza artificiale e analisi comportamentale; autenticazione forte del cliente (SCA), richiesta in molte operazioni online; notifiche in tempo reale per ogni transazione. Inoltre, molte transazioni online non utilizzano più direttamente i dati statici della carta, ma sistemi come tokenizzazione e carte virtuali temporanee, che riducono drasticamente il valore dei dati rubati. Il ruolo del dark web e dei dati rubati Nonostante le difese, i dati delle carte possono ancora comparire nel dark web a seguito di violazioni di siti e servizi poco sicuri. In questi casi, però, il problema principale non è tanto il brute force, quanto: furti di database già compromessi; phishing e ingegneria sociale; malware su dispositivi infetti. Gli attacchi moderni tendono quindi a colpire più spesso l’utente o i servizi intermedi, piuttosto che “indovinare” i numeri della carta. Cosa può fare l’utente per proteggersi La sicurezza non dipende solo dai sistemi bancari, ma anche da alcune buone pratiche: controllare frequentemente i movimenti del conto; attivare notifiche per ogni transazione; utilizzare carte virtuali o temporanee per gli acquisti online; mantenere saldo limitato sulle carte usate per il commercio elettronico; evitare di salvare i dati della carta su siti non affidabili. Gli attacchi brute force non sono scomparsi, ma sono oggi fortemente limitati dalle misure di sicurezza dei circuiti di pagamento. Il rischio principale si è spostato verso furti di dati, phishing e vulnerabilità dei servizi online, rendendo la prevenzione e il monitoraggio continuo più importanti della semplice protezione del numero della carta.
Autore: Educazione Digitale 25 maggio 2026
L’utilizzo del Bluetooth nei sistemi di infotainment delle automobili è ormai una funzione quotidiana per milioni di automobilisti. Consente di effettuare chiamate in vivavoce, ascoltare musica e collegare lo smartphone al veicolo in modo rapido e senza cavi. Tuttavia, proprio questa comodità potrebbe nascondere alcune insidie per la sicurezza informatica. Secondo diversi esperti di cybersecurity, le connessioni wireless integrate nei veicoli moderni possono rappresentare un possibile punto d’ingresso per attacchi informatici, soprattutto quando vengono sfruttate vulnerabilità non ancora corrette dai produttori. Tra queste, viene talvolta citato un insieme di falle ribattezzato “PerfektBlue”, che riguarderebbe debolezze nei protocolli o nelle implementazioni Bluetooth utilizzate in alcuni sistemi automobilistici. In scenari teorici, un attaccante sufficientemente vicino al veicolo potrebbe tentare di sfruttare tali vulnerabilità per ottenere accesso non autorizzato a determinate funzioni del sistema infotainment, con possibili conseguenze che vanno dal furto di dati personali fino, nei casi più estremi, all’interferenza con alcune funzionalità del veicolo. Gli esperti sottolineano però che non tutti i veicoli sono necessariamente esposti e che molto dipende dal modello dell’auto, dalla versione del software installato e dalla rapidità con cui i produttori rilasciano aggiornamenti di sicurezza. Inoltre, nella maggior parte dei casi, le vulnerabilità vengono individuate in ambienti controllati e corrette prima che possano essere sfruttate su larga scala. Per ridurre i rischi, gli specialisti consigliano alcune buone pratiche: mantenere sempre aggiornato il sistema multimediale dell’auto, disattivare il Bluetooth quando non è necessario e prestare attenzione all’associazione con dispositivi sconosciuti. Il tema della sicurezza delle auto connesse resta comunque centrale in un’epoca in cui i veicoli sono sempre più integrati con smartphone e servizi digitali. La sfida per i produttori sarà garantire innovazione e connettività senza compromettere la protezione dei dati e la sicurezza degli utenti. 
Autore: Web e Social 23 maggio 2026
Disponibile per il momento soltanto negli Stati Uniti, la nuova applicazione punta a introdurre strumenti basati sull’intelligenza artificiale per la gestione e la moderazione delle conversazioni online. Sull’App Store americano di Apple è comparsa una nuova app sviluppata da Meta. Si chiama Forum e nasce con l’obiettivo di offrire un accesso dedicato ai gruppi di Facebook, permettendo agli utenti di seguire le attività dei gruppi amministrati o a cui sono iscritti senza dover utilizzare l’app principale del social network. La piattaforma introduce anche nuove funzionalità basate sull’IA. Tra queste c’è “Chiedi”, uno strumento progettato per raccogliere e sintetizzare risposte provenienti contemporaneamente da più gruppi, facilitando così la ricerca di informazioni specifiche. L’altra novità è un assistente virtuale destinato agli amministratori, pensato per semplificare le attività quotidiane di moderazione e gestione delle community. Non è la prima volta che Meta sperimenta una soluzione di questo tipo: in passato l’azienda aveva già lanciato un’app dedicata ai gruppi, successivamente ritirata nel 2017. Al sito TechCrunch, Meta ha spiegato che Forum è ancora in fase sperimentale, motivo per cui al momento è disponibile solo negli Stati Uniti e soltanto per iPhone. Un portavoce dell’azienda ha aggiunto che rientra nella normale strategia della società testare pubblicamente nuovi prodotti per valutarne utilità e gradimento da parte degli utenti.
Autore: Flash News 22 maggio 2026
Microsoft ha deciso di abbandonare la verifica tramite SMS perché i messaggi di testo non sono più considerati un sistema affidabile per proteggere l’identità digitale degli utenti. L’azienda di Redmond ha annunciato l’eliminazione progressiva dell’autenticazione via SMS per gli account Microsoft personali. In un avviso ufficiale, riportato anche da Windows Latest, Microsoft ha spiegato che “l’autenticazione tramite SMS è oggi una delle principali fonti di frode” e che il futuro della sicurezza sarà “senza password, più sicuro e più intuitivo”. Gli SMS, infatti, non sono mai stati progettati per rispondere alle esigenze della moderna sicurezza informatica. I messaggi vengono trasmessi attraverso reti cellulari vulnerabili e possono essere intercettati con relativa facilità. A questo si aggiungono gli attacchi di SIM swap, una tecnica con cui i criminali convincono l’operatore telefonico a trasferire il numero della vittima su una SIM controllata da loro. In questo modo riescono a ricevere i codici di autenticazione e ad accedere agli account protetti. Per contrastare questi rischi, Microsoft punta sulle passkey, chiavi di accesso crittografate considerate molto più sicure rispetto a password tradizionali e codici SMS. Le passkey sfruttano i sistemi biometrici integrati nei dispositivi, come il riconoscimento facciale di Windows Hello, il lettore di impronte digitali o un PIN locale. Quando l’utente effettua l’accesso, viene generata una coppia di chiavi crittografiche: la chiave privata rimane sempre salvata all’interno del dispositivo e non viene mai trasmessa online, rendendo estremamente difficile qualsiasi tentativo di phishing o intercettazione remota. A seconda della configurazione scelta, le passkey possono restare legate a un singolo dispositivo oppure essere sincronizzate tra più dispositivi tramite servizi come Portachiavi iCloud di Apple o Google Password Manager. Questo consente di recuperare l’account in modo sicuro anche in caso di smarrimento dello smartphone. 
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