Cacciati per una mela: perché vegetariani e vegani rischiano grosso in Paradiso
La notizia circola nei sacri uffici celesti: il vero peccato originale non fu la mela, ma l'incomprensione cosmica sul menù dell'Eden.
Riflettiamoci. Adamo ed Eva si sono beccati l’esilio eterno, le spine, la calura e il sudore della fronte solo per aver addentato un frutto proibito. Un gesto green, a chilometro zero, rigorosamente cruelty-free e a impatto climatico zero. Praticamente i pionieri del veganesimo.
Eppure, nessuno è mai stato fulminato per aver sognato una fiorentina. La storia è piena di patriarchi dediti ad arrosti di agnello e barbecue biblici, accolti nei cieli con tappeti rossi e lodi sperticate. Insomma, il Creatore pare soffrire di una sottile forma di pregiudizio frutticolo. Mangi una mela? Cacciato a calci in culo. Ti speli mezza fauna locale per una grigliata domenicale tra patriarchi? "Fedele servitore".
Viene da chiedersi se l'onnipotenza divina non celi un segreto rancore verso il settore ortofrutticolo. Forse la mela aveva un valore sentimentale, o forse lassù c'è un cartello nascosto che recita: "Vietato toccare i frutti dell'albero della conoscenza, ma per le costine di maiale fate pure, basta che siano ben cotte".
Vegani di tutto il mondo, tremate: la teologia dimostra che il paradiso non gradisce la vostra insalata. Volete la salvezza eterna? Accendete il grill.
© 𝗯𝘆 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗖𝗮𝗺𝗶𝗹𝗼𝘁𝘁𝗼
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