Dark Web: il mercato nero e i miti da sfatare

I dati rubati alle aziende passano inevitabilmente attraverso il mercato nero del Dark Web, finendo in mano di cyber criminali e truffatori. Ecco il resoconto di un viaggio tra i “punti vendita” illegali della rete underground.


Gli investimenti in cyber security vengono spesso snobbati dalle aziende, il più delle volte per questioni legate a un presunto risparmio. Invece, proteggere il patrimonio informativo ed evitare fughe di notizie a causa di attacchi di social engineering dovrebbero essere tra i principali obbiettivi. Anche perché, in pochi lo sanno, i dati rubati passano inevitabilmente attraverso il mercato nero del Dark Web.


Chi ruba i dati, con ogni probabilità non è chi poi ne fa utilizzo diretto, bensì vengono semplicemente rivenduti nei canali underground della rete.


Cos’è il Dark Web e come si è creato


Il Dark Web porta con sé un’immagine negativa anche se non era così che doveva essere inizialmente perché è stato creato con l’intenzione di garantire l’accesso ad Internet in modo anonimo, ma purtroppo in molti utilizzato queste funzionalità per attività illegali.


Tutto ciò è deludente poiché alcuni esperti classificano questo spazio “oscuro” come il novanta per cento dell’intera rete Internet. Detto in altre parole, tutto quello che non è indicizzato, per lo più indicizzazione a pagamento, rimane sommerso.


Ciò significa che quasi l’intero Web è nascosto ad occhio nudo perché non indicizzato dai big dei motori di ricerca, e a differenza della normale Web (la cosiddetta “Surface Web”), non è possibile accedervi tramite un normale browser come Chrome o Firefox.


Per accedere in forma anonima è necessario un browser apposito, uno speciale portale che collega o reindirizza gli utenti al Dark Web proteggendo l’identità dell’utente, o altri sistemi per reti VPN o sistemi p2p di accesso speciale come vedremo più avanti. Queste ultime sono le Darknet.


È grazie a questo anonimato che il Dark Web è diventato un rifugio per attività illegali, dove le persone possono acquistare malware, droghe, armi o addirittura assoldare un sicario. Visitando il sito privacyaffairs.com si illustra quali sono i prodotti più popolari in vendita nella Dark Web e quanto costano e viene indicato che possiamo trovare carte di credito, documenti contraffatti e informazioni compromesse.


Come funziona il mercato nero del Dark Web


Uno degli elementi più costosi inclusi nel set di dati è il malware premium, che costa circa 5.500 dollari USA per mille installazioni. Dall’altra parte ci sono dettagli per l’accesso agli account PayPal (molte volte non funzionanti grazie all’autenticazione a due fattori), gli accessi Netflix o i dettagli di carte di credito rubate, tutti disponibili per meno di venti euro.


A dire il vero, possiamo estrapolare tre macro categorie del “materiale disponibile” nei siti non indicizzati del Dark Web:


  1. la prima è relativa alla classica truffa in cui le persone pagano per l’acquisto di un determinato bene che mai arriverà nelle proprie mani;
  2. la seconda riguarda il pagamento per l’acquisto di materiale che, alle fotografie esposte sembra perfetto ma una volta giunto a destinazione rivelano, ad esempio nel caso di documenti falsi, che sono stati realizzati con manifattura grottesca ed evidentemente inutilizzabili;
  3. la terza categoria, infine, riguarda la truffa in cui si paga una cifra esagerata per degli articoli che è possibile accaparrarsi anche grazie a tanta fortuna, ma poi arriva a destinazione del materiale di fatto inutilizzabile.


Ovviamente, stiamo parlando sempre di materiale truffaldino, illegale, talvolta rubato, senza garanzia inviato senza la possibilità di recesso ne di restituzione.


Tuttavia, è sorprendente che le guide alle frodi e all’hacking siano alcuni degli articoli più venduti, tutorial con l’obiettivo di insegnare alle persone come tentare di compromettere PayPal o diversi siti Web.


Quando sentiamo la parola Deep Web, ci viene in mente un grande mercato di droghe e armi da fuoco, ma non è solo questo, c’è molto altro. Terbium Labs, una società di protezione dai rischi digitali, ha voluto sfatare questa visione e per l’anno 2021 ha pubblicato un rapporto che suddivide le presunte attività in sei categorie per fornire una visione delle tendenze degli articoli più venduti. Hanno analizzato tre mercati: “The Canadian HeadQuarters”, “Empire Market” e “White House Market”.


Le guide pratiche sulle truffe che includono tutorial su come eseguire attività dannose sono state le più vendute per il cinquanta per cento. Un esempio: “Come aprire un conto fraudolento presso uno specifico istituto finanziario”. La maggior parte ha un prezzo medio di otto euro. I dati personali occupano il sedici per cento e comprendono nomi, numeri di telefono, indirizzi, indirizzi e-mail e codici fiscali, con un prezzo medio di nove euro.


Inoltre, troviamo anche diversi account e credenziali non finanziari, per una percentuale dell’otto per cento, che includono account per servizi come Netflix, Amazon o altri. Altri da società finanziarie, come PayPal, Stripe, Kraken e altri media bancari e di cripto valuta, che raggiungono un’altra fetta di mercato dell’otto per cento.


Infine, strumenti e modelli di frode possono essere trovati per un prezzo medio di cinquanta euro e includono applicazioni false che possono essere utilizzate come trojan per hackerare determinati sistemi, o modelli di siti Web che possono essere utilizzati per imitare pagine legittime esistenti per eseguire attacchi di phishing.


Tra i prodotti più richiesti ci sono le carte di pagamento che possono dar luogo ad addebiti non autorizzati e che solitamente hanno un range di prezzo all’acquisto dai diciotto ai duecento euro, che possono infliggere danni finanziari sostanziali a qualsiasi persona o entità.


Quali sono i principali mercati neri del Dark Web


Uno dei più longevi dei mercati è conosciuto come “Tor Market”, è attivo da marzo 2018 ed è sopravvissuto a diversi rivali più grandi come “Empire”, “Hydra Market” e “Dream Market”. La longevità di Tor Market è sorprendente, dato che risulta essere uno dei più longevi della storia del Dark Web.


Ciò non significa come detto prima che si è in grado di trovare tutto facilmente. La darknet, per esempio, è una porzione crittografata di Internet non indicizzata dai motori di ricerca. Per l’accesso richiede un browser specifico per l’anonimizzazione, in genere un software tipo I2P, Freenet o anche lo stesso Tor.


Molte darknet vendono droghe illegali in modo anonimo, con consegna tramite posta tradizionale o corriere, e assomigliano a siti di e-commerce legali come Amazon.


Un’analisi di oltre cento mercati darknet tra il 2010 e il 2017 ha rilevato che i siti erano attivi per una media di poco più di otto mesi. Degli oltre centodieci mercati della droga attivi dal 2010 al 2019, solo dieci sono rimasti pienamente operativi fino al 2019.


Mentre le vendite totali su tutti i mercati dentro la darknet sono aumentate nel 2020, e di nuovo nel primo trimestre del 2021, i dati per il quarto trimestre del 2021 suggeriscono che le vendite sono diminuite fino al cinquanta per cento.


Ciò rende la performance di Tor Market nello stesso periodo ancora più notevole. I suoi elenchi sono cresciuti da meno di dieci prodotti nei mesi precedenti la chiusura di “Dream Market” all’inizio del 2019 a oltre cento prodotti entro luglio dello stesso anno.


Dopo un periodo stabile in cui c’erano, in media, duecento cinquanta inserzioni nel 2020 e trecento ottanta nel 2021, un altro periodo di crescita si è verificato all’inizio del 2022. Questo ha visto oltre un migliaio di prodotti quotati su Tor Market entro la metà del 2022.


Questa espansione è stata guidata da un costante aumento delle vendite internazionali, che sono cresciute fino a superare le vendite nazionali della Nuova Zelanda all’inizio del 2022. La Nuova Zelanda rimane comunque il più fiorito mercato del Dark Web.


I “punti vendita” illegali del Dark Web


A prima vista, per esempio la Nuova Zelanda può sembrare un luogo improbabile per un crescente mercato internazionale della droga nelle darknet. Il suo isolamento geografico dai grandi mercati della droga europei e statunitensi, la piccola popolazione e l’assenza storica di qualsiasi fornitura sostanziale di cocaina ed eroina dovrebbero scagionarla, eppure questi fattori potrebbero essere esattamente ciò che ha guidato li questa innovazione di mercato emergente.


Le darknet forniscono un accesso anonimo e diretto ai venditori di droga internazionali che vendono MDMA anche conosciuta come Ecstasy, cocaina e oppioidi, tipi di droga non facilmente accessibili nei mercati della droga fisica in Nuova Zelanda. È improbabile che questi venditori internazionali abbiano interesse a rifornire un mercato così piccolo e distante.


Fornendo offerte da dozzine di venditori di droga internazionali e un forum centralizzato per gli acquirenti, Tor Market risolve il vero problema economico dei “mercati sottili” nella scena della droga neozelandese, dove semplicemente non ci sono abbastanza acquirenti per sostenere i venditori per alcuni tipi di droga.


Di solito, acquirenti e venditori avrebbero difficoltà a connettersi e quindi a giustificare il traffico internazionale su larga scala. Le darknet risolvono questo problema offrendo quantità al dettaglio di tipi di droghe tradizionalmente difficili da reperire come la MDMA direttamente a domicilio.


I neozelandesi hanno una storia di soluzioni innovative alla cosiddetta “tirannia della distanza”. Hanno anche un livello relativamente alto di coinvolgimento digitale e massicce abitudini di acquisto online rispetto agli standard internazionali. Forse le darknet offrono un’esperienza di shopping online familiare per questo tipo di mercato.


Da parte loro, gli amministratori di Tor Market affermano (sulla base del manuale di aiuto del proprio sito) di offrire una gamma di innovazioni e funzionalità di design che garantiscono la sicurezza di Tor Market.


Questo tipo di vanto non è raro tra gli operatori delle darknet come strategia di marketing per attirare nuovi fornitori su un sito. E non è chiaro se Tor Market offra davvero funzionalità di sicurezza o infrastrutture di codifica superiori rispetto ad altri siti.

Più credibile è la presunta strategia aziendale di Tor Market di cercare intenzionalmente di mantenere un profilo basso rispetto ai siti internazionali più grandi. In effetti, molti dei venditori su Tor Market nei primi giorni avevano sede in Nuova Zelanda e vendevano solo ad acquirenti locali.


L’aumento degli elenchi internazionali su Tor Market può riflettere problemi più ampi nell’ecosistema delle darknet, inclusa la chiusura di alcuni mercati delle darknet precedentemente dominanti e l’inaffidabilità di molti siti a causa di attacchi Denial of Service (DoS).


Alla fine, il successo di Tor Market potrebbe essere la sua rovina, resta da vedere se può sostenere la sua crescita internazionale e operare con un profilo internazionale più elevato, dato il relativo rischio per loro che si facciano strada le forze dell’ordine internazionali.


Alcuni miti sul Dark Web


C’è un’aura di misticismo intorno al Dark Web, come un Internet separato dove si possono trovare molti segreti malvagi e nascosti. Ma se si ha intenzione di approfondire, la prima cosa che si dovrebbe sapere è che non è un grosso problema navigarci, e si trova poco più di quanto c’è dentro la Surface Web.


La caratteristica principale di questo sottoinsieme di Internet è la privacy teorica che offre, sebbene ciò non impedisca lo smantellamento anche delle pagine illegali che vi si trovano. Per i paesi europei medi, questa rete offre pochi vantaggi oltre alla curiosità e avere un’esperienza di navigazione simile a quella di Internet degli Anni 90.


Tuttavia, la privacy è essenziale nei paesi in cui esiste una grande censura istituzionale e la libertà di espressione è amputata, tanto che anche alcuni media come la BBC sono interessati a metterci le loro informazioni per renderle più accessibili. In questi casi, queste reti possono essere utilizzate per trasmettere liberamente le varie opinioni.


È verissimo che la libertà può avere una doppia valenza e questo servizio viene utilizzato anche per scopi meno nobili, ma ciò non significa che non sia altrettanto importante.


Ma l’idea principale che si deve tenere in considerazione è che si vedranno poche cose che già non si trovano sulla Surface Web o dentro la Deep Web, contando su quest’ultimo con pagine e forum nascosti dai motori di ricerca dove simili contenuti possono essere pubblicati, ma non sono più ospitati sulla Surface Web.


Conclusioni


Tutto è internet, alcune parti sono più accessibili e sponsorizzate che altre, alcune parti invece sono all’interno di sistemi p2p o all’interno di grandi VPN.


Questa mancanza di accessibilità e di visibilità fanno la differenza e rendono alcuni settori della rete più ospitali per la malvivenza.

Non bisogna farsi in alcun modo intimidire, basta tenere conto che la maggior parte dei ransomware e attacchi virus si fa all’interno della Surface Web.


Sempre protetti da un ottimo sistema antivirus, si deve evitare di navigare con privilegi di amministrazione del proprio computer o meglio ancora, usare una macchina virtuale per le navigazioni di determinati settori della rete, senza acquisire nulla di illegale potrebbe bastare per una esperienza senza sorprese in queste zone di Internet.


© 𝗯𝘆 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗖𝗮𝗺𝗶𝗹𝗼𝘁𝘁𝗼

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Autore: Focus 10 luglio 2026
Negli ultimi anni la trasformazione digitale ha rivoluzionato il settore sanitario, introducendo nuove modalità di erogazione delle cure e migliorando l'accesso ai servizi. Tra le innovazioni più significative emerge il telenursing, un modello assistenziale che consente agli infermieri di fornire supporto, monitoraggio e consulenza ai pazienti attraverso strumenti di telecomunicazione. Questa pratica rappresenta una naturale evoluzione dell'assistenza infermieristica, capace di integrare le cure tradizionali con le tecnologie digitali, garantendo continuità assistenziale, maggiore efficienza e una presa in carico sempre più personalizzata. Che cos'è il telenursing Il telenursing è una branca della telemedicina che prevede l'erogazione di prestazioni infermieristiche a distanza mediante l'utilizzo di tecnologie digitali, come telefonate, videochiamate, piattaforme dedicate, applicazioni mobili e dispositivi per il monitoraggio remoto dei parametri vitali. L'obiettivo è assistere il paziente anche quando non è fisicamente presente in una struttura sanitaria, mantenendo elevati standard di qualità e sicurezza. Attraverso il telenursing l'infermiere può valutare lo stato di salute del paziente, fornire educazione sanitaria, monitorare l'aderenza terapeutica, gestire il follow-up dopo una dimissione ospedaliera e intervenire tempestivamente in caso di peggioramento delle condizioni cliniche. Il ruolo dell'infermiere nell'assistenza digitale L'introduzione delle tecnologie non modifica la natura della professione infermieristica, ma ne amplia gli strumenti operativi. L'infermiere continua a svolgere le proprie funzioni di assistenza, educazione, prevenzione e supporto, adattandole ai nuovi contesti digitali. Nel telenursing il professionista deve possedere competenze cliniche consolidate, ma anche capacità comunicative specifiche e conoscenze informatiche. La relazione con il paziente, pur mediata dalla tecnologia, rimane centrale e richiede ascolto attivo, empatia e capacità di interpretare correttamente le informazioni raccolte a distanza. Tra le principali attività svolte attraverso il telenursing rientrano: monitoraggio dei parametri vitali mediante dispositivi connessi; consulenze infermieristiche tramite videochiamata; gestione delle medicazioni e delle terapie attraverso supervisione a distanza; educazione sanitaria per pazienti e caregiver; supporto nella gestione delle malattie croniche; valutazione dei sintomi e orientamento verso il livello di assistenza più appropriato. I vantaggi del telenursing L'assistenza infermieristica a distanza offre numerosi benefici sia ai pazienti sia al sistema sanitario. Uno dei principali vantaggi è la continuità delle cure. I pazienti possono essere seguiti anche dopo la dimissione ospedaliera, riducendo il rischio di complicanze e di riospedalizzazioni. Un ulteriore beneficio riguarda l'accessibilità ai servizi. Persone che vivono in aree rurali, montane o difficilmente raggiungibili possono ricevere assistenza senza dover affrontare lunghi spostamenti. Anche i pazienti con ridotta mobilità o affetti da patologie croniche trovano nel telenursing una soluzione efficace per mantenere un contatto costante con i professionisti sanitari. Dal punto di vista organizzativo, il telenursing contribuisce a ottimizzare le risorse, riducendo gli accessi non necessari agli ambulatori e ai pronto soccorso e consentendo una migliore pianificazione degli interventi assistenziali. Anche l'educazione sanitaria trae vantaggio da questo approccio. Le piattaforme digitali permettono infatti di condividere materiali informativi, promemoria terapeutici e programmi personalizzati di prevenzione e autocura. Le sfide da affrontare Nonostante i numerosi vantaggi, il telenursing presenta anche alcune criticità. La prima riguarda il divario digitale. Non tutti i pazienti possiedono competenze informatiche sufficienti o dispongono di connessioni internet adeguate. Gli anziani, in particolare, possono incontrare difficoltà nell'utilizzo delle tecnologie. Un'altra sfida riguarda la protezione dei dati personali. Le informazioni sanitarie sono particolarmente sensibili e richiedono sistemi informatici sicuri, conformi alle normative sulla privacy e alla protezione dei dati. Esistono inoltre limiti legati all'impossibilità di eseguire alcune valutazioni cliniche che richiedono il contatto diretto con il paziente. Per questo motivo il telenursing non sostituisce completamente l'assistenza tradizionale, ma la integra all'interno di un modello assistenziale ibrido. Infine, è fondamentale investire nella formazione continua degli infermieri affinché acquisiscano competenze digitali, conoscano le piattaforme tecnologiche e siano in grado di utilizzare correttamente gli strumenti di teleassistenza. Le applicazioni nelle malattie croniche Il telenursing trova particolare applicazione nella gestione delle patologie croniche, come diabete, scompenso cardiaco, broncopneumopatia cronica ostruttiva, ipertensione arteriosa e insufficienza renale. Attraverso il monitoraggio remoto dei parametri clinici, gli infermieri possono identificare precocemente eventuali segnali di peggioramento, intervenire con consigli personalizzati e coinvolgere tempestivamente il medico quando necessario. Anche l'assistenza domiciliare beneficia dell'integrazione con il telenursing, consentendo un controllo costante delle condizioni del paziente senza aumentare il numero delle visite domiciliari. L'evoluzione futura Lo sviluppo dell'intelligenza artificiale, dei dispositivi indossabili e dell'Internet of Things renderà il telenursing sempre più preciso e proattivo. Sensori intelligenti, smartwatch e dispositivi medici connessi saranno in grado di trasmettere dati clinici in tempo reale, permettendo agli infermieri di monitorare costantemente lo stato di salute dei pazienti. Anche gli algoritmi di supporto decisionale potranno contribuire a individuare precocemente situazioni di rischio, migliorando la tempestività degli interventi e la qualità dell'assistenza. Parallelamente sarà necessario sviluppare linee guida, standard professionali e percorsi formativi dedicati, affinché l'innovazione tecnologica proceda di pari passo con la qualità assistenziale e con la tutela della relazione umana. Il telenursing rappresenta una delle innovazioni più importanti dell'assistenza infermieristica contemporanea. Grazie alle tecnologie digitali, gli infermieri possono garantire continuità delle cure, favorire l'autonomia dei pazienti, migliorare il monitoraggio delle patologie croniche e contribuire a rendere il sistema sanitario più efficiente e sostenibile. Pur non sostituendo il rapporto diretto tra infermiere e paziente, il telenursing si configura come uno strumento complementare capace di ampliare le possibilità assistenziali e di rispondere alle nuove esigenze della popolazione. Il futuro dell'assistenza infermieristica sarà sempre più orientato verso modelli integrati, nei quali competenze cliniche, tecnologie digitali e centralità della persona convivranno per offrire cure di qualità, sicure e accessibili. 
Autore: News 10 luglio 2026
La Commissione europea ha presentato un piano d’azione per affrontare le sfide poste dall’intelligenza artificiale nel settore della cybersicurezza e sfruttarne le opportunità. La strategia punta a rafforzare la protezione digitale dell’Unione, aumentare gli investimenti e consolidare la sovranità tecnologica europea. Il piano si basa su tre priorità: promuovere un uso sicuro e responsabile dei modelli AI avanzati, rafforzare la resilienza informatica dell’UE e sviluppare nuove capacità di intelligenza artificiale a supporto della sicurezza digitale. In linea con quanto previsto dall’AI Act e dal Cyber Resilience Act, i modelli AI più avanzati saranno sottoposti a valutazioni prima dell’ingresso sul mercato europeo. La Commissione creerà inoltre una capacità europea di analisi in ambito cyber, operativa dal 2027, per supportare la valutazione indipendente dei rischi e delle potenzialità dei sistemi di intelligenza artificiale. Bruxelles collaborerà con l’ENISA e il Joint Research Centre per sviluppare una piattaforma sicura di test dell’AI applicata alla cybersicurezza, destinata anche agli operatori di settori strategici come energia, sanità, finanza, trasporti e pubblica amministrazione.  Il piano incoraggia inoltre l’utilizzo dei modelli AI, inclusi quelli open source, per individuare vulnerabilità, prevenire attacchi e migliorare la risposta alle minacce informatiche. Per sostenere la crescita del settore, la Commissione lancerà infine una UE Grand Challenge sull’AI per la cybersicurezza e aumenterà gli investimenti in AI Factories e Gigafactories, infrastrutture chiave per rafforzare la competitività tecnologica europea.
Autore: Focus 9 luglio 2026
Il 9 luglio 1941 rappresenta una delle date simboliche nella storia della crittografia e della Seconda guerra mondiale. In quel periodo il gruppo di analisti e matematici riuniti a Bletchley Park, guidato scientificamente anche dal genio di Alan Turing, ottenne importanti successi nella lotta contro la macchina cifrante tedesca Enigma, contribuendo a rendere più efficace la lettura delle comunicazioni militari della Germania nazista. Enigma era una macchina elettromeccanica utilizzata dalle forze armate tedesche per proteggere i propri messaggi. Grazie a un complesso sistema di rotori e impostazioni variabili, sembrava in grado di generare un numero praticamente enorme di combinazioni, rendendo impossibile, almeno in apparenza, la decifrazione dei messaggi intercettati. La sfida venne raccolta dal centro britannico di Bletchley Park, dove matematici, linguisti, ingegneri e analisti lavoravano in segreto per individuare i punti deboli del sistema tedesco. Tra loro vi era Alan Turing, matematico britannico che sviluppò metodi innovativi per automatizzare la ricerca delle impostazioni corrette della macchina Enigma attraverso dispositivi chiamati bombe crittografiche. Il lavoro di Turing e dei suoi colleghi non fu un’impresa individuale, ma il risultato di uno sforzo collettivo. Fondamentali furono anche i contributi dei crittoanalisti polacchi, che già negli anni Trenta avevano studiato Enigma e fornito agli Alleati informazioni preziose, oltre al lavoro quotidiano di centinaia di persone impiegate a Bletchley Park. Nel luglio del 1941 gli Alleati riuscirono a sfruttare alcune vulnerabilità nelle procedure tedesche, ottenendo progressi significativi nella lettura dei messaggi cifrati. In particolare, il periodo fu importante per migliorare la capacità britannica di interpretare le comunicazioni militari nemiche, con conseguenze strategiche rilevanti. La decifrazione di Enigma ebbe un ruolo fondamentale nella guerra. Le informazioni ottenute attraverso l’attività di intelligence, successivamente nota come Ultra, permisero agli Alleati di conoscere meglio i movimenti delle forze tedesche, proteggere i convogli nell’Atlantico e prendere decisioni militari più informate. Il successo di Bletchley Park rimase segreto per molti anni dopo la fine del conflitto. Solo in seguito emerse pubblicamente l’importanza del lavoro svolto da Turing e dagli altri protagonisti di quella straordinaria operazione. La loro attività non cambiò soltanto il corso della guerra, ma contribuì anche alla nascita dell’informatica moderna e allo sviluppo della moderna crittografia.  Il 9 luglio 1941 non fu quindi il semplice momento in cui una macchina venne “sconfitta”, ma una tappa fondamentale di una lunga battaglia intellettuale combattuta attraverso matematica, logica e tecnologia. Una battaglia silenziosa che dimostrò come la conoscenza potesse diventare una delle armi più potenti della storia.
Autore: Focus 9 luglio 2026
Il computer, come molte delle più grandi invenzioni della storia, è il frutto del lavoro e dell'ingegno di diverse persone nel corso di molti anni. Non esiste una sola persona a cui attribuire l'invenzione del computer, ma piuttosto una serie di pionieri che hanno contribuito con le loro idee e invenzioni. Charles Babbage: Il Visionario Uno dei primi concetti di calcolatore meccanico viene attribuito a Charles Babbage, un matematico e inventore britannico. Negli anni '30 del XIX secolo, Babbage ideò la "Macchina Analitica", un dispositivo meccanico che avrebbe dovuto essere capace di eseguire qualsiasi tipo di calcolo. Sebbene la macchina non fu mai completata a causa delle limitazioni tecnologiche del tempo, il progetto di Babbage contiene molti elementi dei moderni computer, come l'unità di calcolo (la "Mill"), la memoria (il "Store") e la capacità di programmare istruzioni. Ada Lovelace: La Prima Programmatrice Lavorando a stretto contatto con Babbage, Ada Lovelace, una matematica inglese, riconobbe il potenziale della Macchina Analitica per eseguire non solo calcoli numerici, ma anche manipolazioni simboliche. Scrisse quello che viene considerato il primo algoritmo destinato ad essere eseguito da una macchina, rendendola di fatto la prima programmatrice della storia. Alan Turing: Il Padre del Computer Moderno Durante la metà del XX secolo, Alan Turing, un matematico britannico, formulò il concetto di "macchina universale di Turing". Questa teoria, presentata nel 1936, descriveva un dispositivo in grado di eseguire qualsiasi calcolo logico, ponendo le basi teoriche per i computer moderni. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Turing contribuì allo sviluppo del Colossus, uno dei primi computer elettronici digitali utilizzati per decrittare i codici tedeschi. John von Neumann: L'Architettura del Computer Un altro contributo fondamentale venne da John von Neumann, un matematico e fisico ungherese naturalizzato statunitense. Nel 1945, propose l'architettura di Von Neumann, un modello di design per computer che è ancora alla base della maggior parte dei computer moderni. Questa architettura prevede un'unità centrale di elaborazione (CPU), una memoria che conserva i dati e le istruzioni, e dispositivi di input/output. I Primi Computer Elettronici Il primo vero computer elettronico programmabile, l'ENIAC (Electronic Numerical Integrator and Computer), fu completato nel 1945 dagli ingegneri americani John Presper Eckert e John Mauchly. L'ENIAC utilizzava valvole termoioniche e poteva eseguire migliaia di operazioni al secondo, aprendo la strada alla rivoluzione informatica del XX secolo. L'invenzione del computer è il risultato di un lungo processo di evoluzione e innovazione, che ha coinvolto molte figure chiave della storia. Da Charles Babbage e Ada Lovelace, che hanno gettato le basi teoriche, a Alan Turing e John von Neumann, che hanno sviluppato i concetti fondamentali del calcolo e dell'architettura del computer, fino a Eckert e Mauchly, che hanno costruito il primo vero computer elettronico, ogni contributo è stato cruciale per arrivare ai potenti computer che utilizziamo oggi.
Autore: Focus 9 luglio 2026
Un lungo messaggio pubblicato sulla piattaforma X ha riportato Palantir al centro del dibattito internazionale. Il testo, composto da 22 punti per un totale di circa un migliaio di parole, è stato rapidamente ribattezzato dalla stampa il "manifesto di Palantir" e ha raccolto milioni di visualizzazioni, alimentando discussioni ben oltre il settore tecnologico. Il documento riassume le idee espresse da Alex Karp, amministratore delegato dell'azienda, nel libro "The Technological Republic", pubblicato nel 2025 insieme a Nicholas Zamiska. Al centro della riflessione vi è il ruolo che innovazione tecnologica, intelligenza artificiale e capacità militare dovrebbero assumere per garantire la sopravvivenza e la competitività delle democrazie occidentali. Secondo la visione proposta da Karp, il vantaggio strategico degli Stati democratici dipenderà sempre più dalla loro capacità di investire in tecnologie avanzate e di integrarle con gli strumenti della difesa. In questa prospettiva, sviluppo scientifico e potenza militare non rappresentano ambiti separati, ma elementi destinati a procedere insieme. Tra le affermazioni che hanno suscitato le reazioni più forti vi è quella secondo cui le diverse culture non produrrebbero gli stessi risultati storici e che alcune si dimostrerebbero più efficaci di altre nel favorire progresso e innovazione. Un passaggio che numerosi osservatori hanno interpretato come una visione gerarchica delle culture, aprendo un acceso confronto sia in ambito accademico sia politico. Il documento affronta anche il tema della difesa nazionale, ipotizzando il ritorno di forme di servizio nazionale obbligatorio e sostenendo che il principale fattore di deterrenza del futuro potrebbe non essere più rappresentato dall'arsenale nucleare, bensì dall'intelligenza artificiale. Secondo questa impostazione, il controllo delle tecnologie autonome diventerà uno degli elementi decisivi negli equilibri geopolitici. Le posizioni espresse assumono un peso particolare perché provengono da una società che collabora da anni con governi, istituzioni pubbliche e organizzazioni militari. Per questo motivo, molti analisti ritengono che il manifesto non rappresenti soltanto una riflessione teorica, ma anche un insieme di idee che potrebbe influenzare il modo in cui vengono progettate le future politiche sulla sicurezza, sulla gestione dei dati e sulla difesa. Che cos'è Palantir Per comprendere le ragioni delle polemiche è necessario capire quale sia il ruolo dell'azienda. Palantir sviluppa software destinati a raccogliere, collegare e analizzare enormi quantità di dati provenienti da archivi differenti, spesso incompatibili tra loro. L'obiettivo è consentire a organizzazioni pubbliche e private di ottenere una visione unificata delle informazioni disponibili, rendendo più rapide le analisi e facilitando i processi decisionali. All'interno dell'azienda questo lavoro viene spesso descritto come una sorta di infrastruttura che collega sistemi informatici separati, permettendo loro di dialogare. Queste piattaforme trovano applicazione in diversi settori, dalla sanità alla sicurezza pubblica, fino alla difesa. Nel Regno Unito, ad esempio, Palantir ha ottenuto importanti commesse sia nel sistema sanitario nazionale sia presso il Ministero della Difesa e alcune forze di polizia. Tra i progetti più rilevanti figura la realizzazione di una piattaforma destinata a migliorare la gestione dei dati del National Health Service, con l'obiettivo di rendere più efficienti diagnosi, pianificazione delle cure e utilizzo delle risorse disponibili. Secondo alcuni specialisti, strumenti di questo tipo potrebbero contribuire a superare problemi legati alla frammentazione dei dati sanitari accumulata nel corso degli anni. Allo stesso tempo, associazioni di tutela della privacy, organizzazioni mediche e gruppi per i diritti civili continuano a esprimere preoccupazione per il possibile utilizzo di informazioni particolarmente sensibili. Il ruolo nella difesa La presenza di Palantir è significativa anche nel settore militare. L'azienda collabora con il governo degli Stati Uniti, con la NATO e con numerosi altri partner istituzionali, fornendo sistemi utilizzati per integrare informazioni provenienti da molteplici fonti durante operazioni di sicurezza e scenari di conflitto. L'elaborazione rapida dei dati può contribuire a rendere più efficiente l'identificazione di obiettivi, la pianificazione delle missioni e il coordinamento operativo. È proprio all'interno di questo contesto che si inseriscono molte delle tesi sostenute da Karp, secondo il quale le democrazie dovrebbero accelerare gli investimenti nelle tecnologie militari basate sull'intelligenza artificiale per evitare di perdere terreno nei confronti dei propri rivali. I passaggi più discussi del manifesto Tra i 22 punti del documento, uno dei più commentati riguarda l'evoluzione della deterrenza strategica. Karp sostiene che il tradizionale equilibrio fondato sulle armi nucleari potrebbe progressivamente lasciare spazio a un sistema nel quale il vantaggio competitivo dipenderà soprattutto dalla superiorità nell'intelligenza artificiale. Secondo questa impostazione, la vera questione non sarebbe impedire lo sviluppo delle tecnologie autonome, ma stabilire chi sarà in grado di controllarle e utilizzarle. Una posizione che richiama le teorie del realismo nelle relazioni internazionali, secondo cui la competizione tra Stati rimane un elemento permanente dello scenario globale. Un altro passaggio molto criticato riguarda il giudizio sul pluralismo culturale. Nel manifesto viene contestata l'idea che tutte le culture debbano essere considerate equivalenti senza valutarne gli effetti concreti sul piano storico e sociale. Karp sostiene inoltre che le società occidentali avrebbero progressivamente rinunciato a definire con chiarezza la propria identità culturale. Queste affermazioni hanno generato forti contestazioni, poiché molti le interpretano come una legittimazione di differenze di valore tra culture diverse. Infine, il testo propone anche l'introduzione di un servizio nazionale universale, immaginando una partecipazione diretta dei cittadini alle attività di interesse pubblico e alla difesa dello Stato. Negli Stati Uniti, dove Palantir intrattiene importanti rapporti economici con il settore della difesa, questa proposta è stata criticata da chi teme un rafforzamento del legame tra grandi aziende tecnologiche e apparati militari, con possibili ripercussioni sugli equilibri tra innovazione, politica e sicurezza. I 22 punti completi del manifesto sono disponibili nel post ufficiale pubblicato da Palantir sulla piattaforma X. 
Autore: Focus 9 luglio 2026
Quando si racconta la storia dell'informatica, l'attenzione si concentra spesso sulle grandi innovazioni tecnologiche e sui nomi più celebri. Tuttavia, dietro lo sviluppo dei primi computer si trovano anche figure fondamentali che hanno contribuito in modo decisivo alla nascita della moderna programmazione. Tra queste spicca Kathleen Britten, conosciuta dopo il matrimonio come Kathleen Booth, una delle pioniere dell'informatica britannica e tra le prime persone al mondo a sviluppare linguaggi e metodi per programmare i calcolatori elettronici. Gli inizi Kathleen Britten (Booth da coniugata) nacque il 9 luglio 1922 a Stourbridge, in Inghilterra. Studiò matematica presso l'Università di Londra, dimostrando fin da giovane una notevole predisposizione per le discipline scientifiche. Durante la Seconda guerra mondiale lavorò come ricercatrice, periodo che le consentì di approfondire le tecniche di calcolo e di entrare in contatto con le prime applicazioni dell'elettronica.  Nel dopoguerra iniziò a collaborare con il Birkbeck College di Londra, uno dei principali centri britannici dedicati alla ricerca sui primi computer. Qui incontrò il matematico e ingegnere Andrew Donald Booth, che avrebbe poi sposato nel 1950. La nascita della programmazione moderna Kathleen Booth partecipò allo sviluppo di alcune delle prime macchine elettroniche costruite nel Regno Unito, tra cui gli Automatic Relay Calculator e gli ARC2. Il suo contributo non si limitò all'hardware: comprese fin da subito che la vera rivoluzione sarebbe stata rendere i computer più semplici da programmare. Nel 1950 progettò uno dei primi linguaggi assembly, un sistema che consentiva di scrivere istruzioni simboliche invece di operare direttamente con lunghe sequenze di numeri binari. Questa innovazione rappresentò un enorme passo avanti, perché rese la programmazione più accessibile e meno soggetta a errori. Oggi il linguaggio assembly è considerato uno dei pilastri della storia dell'informatica e costituisce ancora la base per comprendere il funzionamento dei processori moderni. Una ricercatrice innovativa Nel corso della sua carriera Kathleen Booth pubblicò numerosi articoli scientifici e alcuni dei primi manuali dedicati alla programmazione dei computer elettronici. Tra questi figura "Programming for an Automatic Digital Calculator", pubblicato nel 1958, un testo che contribuì alla formazione di un'intera generazione di programmatori. I suoi studi riguardarono anche l'intelligenza artificiale, il riconoscimento automatico dei modelli e le reti neurali, argomenti che all'epoca erano ancora agli albori ma che oggi rappresentano alcuni dei settori più avanzati dell'informatica. Un riconoscimento tardivo Come accaduto a molte donne impegnate nella ricerca scientifica nel Novecento, il contributo di Kathleen Booth è stato a lungo sottovalutato. Per decenni il suo lavoro è rimasto in secondo piano rispetto a quello di colleghi uomini, nonostante le sue innovazioni abbiano avuto un'influenza determinante nello sviluppo della programmazione. Negli ultimi anni, grazie a studi storici più approfonditi, la sua figura è stata progressivamente rivalutata e oggi viene riconosciuta come una delle principali protagoniste della nascita dell'informatica britannica. Un'eredità ancora attuale L'eredità di Kathleen Booth va ben oltre le macchine su cui lavorò. Le sue intuizioni sulla programmazione simbolica hanno aperto la strada ai linguaggi di programmazione moderni, rendendo possibile lo sviluppo di software sempre più complessi e sofisticati. Il suo percorso dimostra come l'innovazione tecnologica non dipenda soltanto dall'invenzione di nuove macchine, ma anche dalla capacità di creare strumenti che permettano alle persone di utilizzarle in modo efficace. Oggi Kathleen Booth è ricordata come una delle grandi protagoniste della rivoluzione informatica del XX secolo. Il suo lavoro continua a essere studiato dagli storici dell'informatica e rappresenta un esempio di come il contributo delle donne abbia avuto un ruolo essenziale nella costruzione del mondo digitale contemporaneo.
Autore: News 6 luglio 2026
Il Dipartimento per la trasformazione digitale ha annunciato un importante passo avanti nel processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Da ora tutte le amministrazioni pubbliche e i gestori di servizi pubblici possono accedere direttamente all'Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR) attraverso la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND), semplificando lo scambio di informazioni e riducendo gli adempimenti per cittadini e uffici. L'accesso all'ANPR tramite la PDND consente agli enti di consultare in modo automatico e sicuro i dati anagrafici aggiornati, senza dover richiedere ai cittadini certificati o autocertificazioni relative a informazioni già presenti nelle banche dati pubbliche. L'interoperabilità tra le amministrazioni elimina così numerose procedure ridondanti, evita verifiche manuali e riduce la duplicazione dei dati. La novità si traduce in una significativa semplificazione amministrativa: i cittadini non saranno più costretti a presentare gli stessi documenti a uffici diversi, mentre le amministrazioni potranno erogare i servizi in tempi più rapidi e con minori costi di gestione. L'accesso ai dati resta comunque soggetto a rigorose regole. Ogni amministrazione potrà consultare esclusivamente le informazioni necessarie allo svolgimento delle proprie funzioni istituzionali, nel rispetto dei principi di proporzionalità, della normativa sulla protezione dei dati personali e delle misure di sicurezza previste per il trattamento delle informazioni. Il Ministero dell'Interno monitorerà gli accessi effettuati tramite la PDND. Qualora vengano rilevate anomalie o utilizzi non coerenti con le finalità dichiarate, gli enti interessati saranno chiamati a effettuare le verifiche necessarie. In caso di mancati controlli o irregolarità, il servizio di accesso ai dati potrà essere sospeso. 
Autore: Educazione Digitale 2 luglio 2026
Il SIM swapping è una forma di frode informatica che colpisce i numeri di telefono cellulari e può avere conseguenze molto serie, soprattutto perché spesso viene utilizzato per accedere a conti bancari, account social e servizi digitali protetti da autenticazione a due fattori tramite SMS. Cos’è il SIM swapping Il SIM swapping (o “scambio di SIM”) è una tecnica con cui un criminale riesce a far attivare una nuova SIM card con il numero di telefono della vittima. In pratica, il numero telefonico viene “trasferito” senza autorizzazione su una SIM in possesso dell’attaccante. Una volta completato il trasferimento, la SIM originale della vittima smette di funzionare: non riceve più chiamate, SMS o dati. Da quel momento, il truffatore può ricevere tutti i messaggi destinati al numero, inclusi i codici di sicurezza per accedere a servizi online. Come avviene l’attacco Il SIM swapping non richiede necessariamente competenze tecniche avanzate, ma si basa soprattutto sull’ingegneria sociale. Le fasi tipiche sono: Raccolta di informazioni sulla vittima Gli attaccanti raccolgono dati personali tramite social network, phishing, fughe di dati o altre fonti pubbliche. Contatto con l’operatore telefonico Il criminale si spaccia per la vittima e contatta l’operatore telefonico, cercando di convincerlo a trasferire il numero su una nuova SIM. Attivazione della nuova SIM Se la procedura va a buon fine, la SIM della vittima viene disattivata e il numero passa all’attaccante. Accesso agli account personali Con il controllo del numero, il criminale può resettare password e ricevere codici OTP (one-time password) via SMS per accedere a email, conti bancari e social media. Perché è pericoloso Il SIM swapping è particolarmente pericoloso perché sfrutta un punto debole comune: l’uso degli SMS come metodo di autenticazione a due fattori. I principali rischi includono: furto di denaro da conti bancari o wallet digitali accesso a email personali (che spesso permettono ulteriori reset password) compromissione di account social e identità digitale possibili danni reputazionali o estorsioni In molti casi, la vittima si accorge del problema solo quando il telefono smette improvvisamente di funzionare. Segnali di un possibile attacco Alcuni indizi possono aiutare a riconoscere un SIM swapping in corso: perdita improvvisa del segnale senza motivo impossibilità di ricevere chiamate o SMS notifiche di accessi sospetti agli account email o messaggi di reset password non richiesti Come proteggersi Anche se non esiste una protezione assoluta, ci sono diverse misure efficaci per ridurre il rischio: evitare di usare SMS come unico metodo di autenticazione a due fattori preferire app di autenticazione come Google Authenticator o sistemi simili impostare un PIN o una password con il proprio operatore telefonico limitare la quantità di informazioni personali condivise online attivare notifiche di accesso sugli account più importanti utilizzare password diverse e complesse per ogni servizio Cosa fare in caso di attacco Se si sospetta un SIM swapping: contattare immediatamente il proprio operatore telefonico per bloccare la linea modificare le password degli account principali da un dispositivo sicuro avvisare la banca e controllare eventuali movimenti sospetti segnalare l’accaduto alle autorità competenti Il SIM swapping è una minaccia in crescita che sfrutta la fiducia nei sistemi telefonici e la debolezza dell’autenticazione via SMS. La consapevolezza e l’adozione di metodi di sicurezza più moderni sono fondamentali per ridurre il rischio di diventare vittime di questo tipo di attacco. 
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