In questo periodo, sui mass media, è di moda la favoletta del lupo cattivo
Notizie dell’ultima ora: il bosco è nel panico. Cappuccetto Rosso gira con un elmetto tattico, la Nonna ha fondato un comitato armato di forconi e il Cacciatore ha aperto un master in crisis management. Il motivo? La favoletta del lupo cattivo, tornata prepotentemente di moda nei palinsesti televisivi e sui giornali.
I mass media, si sa, hanno sempre bisogno di un cattivo a portata di mano. Niente sceneggiature complicate: basta rispolverare il vecchio lupo mannaro geopolitico e il gioco è fatto. Il canide di turno, rigorosamente a zanne scoperte, diventa il responsabile di ogni disgrazia, dall’inflazione al meteo impazzito.
La narrazione è perfetta per il prime time: immagini cupe, musica minacciosa e immancabili esperti pronti a giurare che il lupo si travesta persino da capretta. Mancano solo le televendite di spray al peperoncino per nonne impaurite.
Intanto, il lupo vero sbadiglia dietro un cespuglio, mortificato. Lui rubava qualche pecora per sopravvivere; oggi viene trasformato in uno spauracchio mediatico, comodissimo per riempire i palinsesti e distrarre il pubblico da questioni ben più complesse.
Morale della favola? Prima di credere al lupo cattivo, chiedetevi chi sta raccontando la storia e perché. Perché, nel bosco dell’informazione, il mantello rosso può nascondere una trappola, ma anche il doppiopetto dell’opinionista può celare qualche sorpresa.
© 𝗯𝘆 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗖𝗮𝗺𝗶𝗹𝗼𝘁𝘁𝗼
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