Il dramma dell'informazione moderna non è la carenza di notizie, ma la nostra allergia al secondo paragrafo
Il bollettino quotidiano dell’Homo Sapiens Digitale si apre sempre allo stesso modo: un sospiro profondo, l’ennesimo articolo bollato come «fake news» e la solenne promessa di tornare a informarsi sulla carta stampata. Subito dopo, però, il pollice riprende a scorrere vertiginosamente sullo schermo dello smartphone.
Il dramma dell’informazione moderna non è la carenza di notizie, ma la nostra allergia al secondo paragrafo. Pretendiamo il rigore accademico della Treccani, ma pretendiamo anche che stia comodamente dentro un tweet di centoquaranta caratteri.
Il meccanismo è oliato alla perfezione: leggiamo un titolo urlando al complotto planetario, ci indigniamo ferocemente nei commenti senza aver aperto il link, e infine condividiamo il tutto per denunciare «la stampa asservita». È il perfetto cortocircuito cognitivo: detestiamo il sensazionalismo, ma ne siamo i finanziatori ufficiali tramite i nostri click di puro panico.
In fondo, approfondire è faticoso. Molto meglio vivere in un eterno carosello di titoli apocalittici, dove la realtà è sempre riducibile a un meme e la nostra unica certezza è il prossimo, inevitabile, sdegno da smartphone.
© 𝗯𝘆 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗖𝗮𝗺𝗶𝗹𝗼𝘁𝘁𝗼
Tutti i diritti riservati | All rights reserved
Avvertenze legali
I testi, le informazioni e gli altri dati pubblicati in questo sito nonché i link ad altri siti presenti sul web hanno esclusivamente scopo informativo e non assumono alcun carattere di ufficialità.
Non si assume alcuna responsabilità per eventuali errori od omissioni di qualsiasi tipo e per qualunque tipo di danno diretto, indiretto o accidentale derivante dalla lettura o dall'impiego delle informazioni pubblicate, o di qualsiasi forma di contenuto presente nel sito o per l'accesso o l'uso del materiale contenuto in altri siti.








