Nei social, ripeti una bugia abbastanza volte e diventa quasi una verità
Dimenticate i manuali di giornalismo, le inchieste sul campo e la noia mortale del fact-checking. Nel magico mondo dei social, una bugia ripetuta diecimila volte non diventa soltanto vera: si trasforma in un dogma costituzionale.
Il meccanismo è semplice. Se un utente con una foto profilo sfocata sostiene che i piccioni siano droni spia governativi alimentati a semi di girasole, la prima reazione è lo scetticismo. Ma quando la stessa teoria compare per la centesima volta durante lo scroll pomeridiano, il cervello comincia a vacillare. «In fondo, nessuno ha mai dimostrato che quel piccione non sia un cyborg», pensiamo, mentre premiamo il pollice in su.
Il fattore fatica: verificare è sopravvalutato.
Controllare le fonti richiede tempo, concentrazione e persino l'umiltà di ammettere di aver sbagliato. Bisogna aprire un'altra scheda, leggere più di tre righe e usare il pensiero critico. Roba da pionieri del secolo scorso.
Molto meglio inoltrare tutto su WhatsApp con un rassicurante «SVEGLIAAA! I TG NON VE LO DIRANNO MAI!».
La regola è semplice: se una notizia ti fa arrabbiare abbastanza da scrivere un insulto in maiuscolo, allora dev'essere vera.
I fatti? Dettagli trascurabili.
Il teorema del copia-incolla:
Bugia iniziale + caratteri maiuscoli + «Condividi prima che lo cancellino» = verità assoluta.
E perché fermarsi qui? Presto potremo abolire del tutto i fatti e sostituirli con un sistema di gradimento emotivo: se una cosa conferma le nostre idee, è vera; se le contraddice, è propaganda.
Del resto, credere a tutto ciò che ci dà ragione è gratis, comodo e genera pure un sacco di interazioni. Verificare, invece, richiede fatica.
E voi, avete già condiviso oggi la bufala che vi farà svoltare la giornata?
© 𝗯𝘆 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗖𝗮𝗺𝗶𝗹𝗼𝘁𝘁𝗼
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